On. Vitaliano Gemelli

 


Le ultime elezioni in Germania hanno dato dei risultati che non sono sorprendenti, perché il malessere della popolazione dell’ex Germania Est era noto da molto tempo, constatato personalmente durante il mio mandato di parlamentare europeo.

Helmut Kholl aveva fatto una grande operazione politica decidendo l’unificazione, anche con la parità del Marco, che avrebbe dato enormi vantaggi ai cittadini dell’Est, aumentando e parificando la loro moneta a quella dell’ovest, sostanzialmente aumentandone il potere d’acquisto.

Ma questo evidentemente non è stato sufficiente perché i cittadini di quella parte di Germania avevano vissuto in un sistema dirigistico e, probabilmente, ignoravano i processi economici del libero mercato.

Visitando Dresda per una missione parlamentare notai immediatamente che il traffico automobilistico cittadino era rarefatto per una grande città, contrariamente a quello di Berlino, così come rarefatto era a Potsdam, segno evidente di una diversa capacità economica e di reddito di quei cittadini.

Infatti, gli stipendi registrano un divario dal 17 al 30 % e il patrimonio delle famiglie un divario che va dal 43 al 50 % a distanza di 36 anni dall’unificazione.

Probabilmente la prima generazione della riunificazione non ha assimilato i ritmi economici e produttivi della Germania Ovest e la seconda generazione reagisce contro l’apparato istituzionale a prescindere se si chiami CDU o SPD, che hanno pagato negli ultimi tempi errori di prospettiva dei governi precedenti, come l’ideologia della svolta “Grüne”, che ha messo in crisi il sistema industriale tedesco.

Quindi, i fenomeni dei radicalismi di destra e di sinistra, ma la Linke mi appare meno radicale della AfD, nascono dalla protesta e si alimentano vicendevolmente per l’assenza di un progetto politico che possa garantire nel tempo un riequilibrio delle due parti della Germania.

Tutta Europa e non solo l’UE, guarda alla Germania come un punto di riferimento imprescindibile, non solo sul piano economico e finanziario, ma prevalentemente su quello politico, perché, insieme a Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Olanda, costituiscono il motore politico-economico e finanziario di tutta l’Europa e garantiscono il confronto con le altre aree continentali come gli USA, la Cina, l’India, la Russia e i grandi Paesi africani.

Come strumento si potrebbe adottare il sistema delle cooperazioni rafforzate, aperte a chi decide di aderire, nella prospettiva di realizzare la Federazione europea.

Pertanto, il problema è in primo luogo tedesco, ma non esclude che gli altri Paesi menzionati non debbano avere un ruolo nella scelta dei percorsi politici e finanziari, che non possono più essere eterodiretti dalle centrali finanziarie d’oltre-oceano.

Inoltre, il fenomeno del radicalismo politico è comune alla Francia, alla Gran Bretagna, all’Italia, alla Spagna e non esclude altri Paesi europei; quindi, non si può aspettare che ogni Paese risolva i problemi da solo, ma urge una presa di consapevolezza della necessità di individuare urgentemente una strada, che affronti i disagi esistenti con equilibrio e senza discriminazioni anacronistiche.
Sono consapevole che il nostro Paese potrebbe avere qualche distinguo e qualche resistenza, ma la necessità dell’unione con gli altri potrebbe convincere il governo attuale a sperimentare un percorso necessitato.

I sette Paesi indicati hanno tutte le potenzialità di offrire ai propri cittadini delle prospettive di avanzamento civile, anche uscendo dagli schemi rigidi dei cosiddetti “Paesi frugali”, peraltro poco popolati rispetto a oltre trecento milioni di cittadini dei Paesi menzionati, pensando ad una riforma radicale del sistema finanziario attuale, che privilegia la fortissima speculazione sul debito pubblico mondiale a vantaggio delle holding finanziarie e impostando principalmente un sistema economico fondato sulla capacità dei governi di promuovere la dimensione sociale dei cittadini, liberandoli dalla schiavitù di essere solo consumatori.

Ai radicalismi dovrebbe prevalere la moderazione e soprattutto la capacità di proposta dei governi dei Paesi indicati, per determinare una nuova svolta, che rimetta sui binari l’UE, che sembra abbia perduto la rotta, anche per la composizione della Commissione attuale, la cui linea subisce quotidiani condizionamenti esterni e interni.

Speriamo che tutto questo sia possibile per ripristinare l’equilibrio sociale, altrimenti prevarrà la barbarie.