di Ruggero Morghen
Gennaio, un letto d’ospedale. “L'uomo che oggi è disteso accanto al mio lettuccio mi pare un gomitolo. È rannicchiato in posizione fetale. Ha la coperta fin sopra la testa. Non riesco a capire che età possa avere. Ogni tanto emette un suono flebile. Come un lamento pudico. L’infermiera entra e controlla la sua sacca. Abbiamo quasi finito Gianni! Una flebile voce esce dalla coperta: Grazie…”.
“In questi lunghi giorni di malattia – scriveva ancora a febbraio sul suo profilo Facebook -, steso nel letto o seduto in poltrona, mi è capitato spesso di pensare. La malattia è un grande mondo che rotola parallelo all’universo dei sani. È un mondo carico di suggestioni, di vuoti che chiedono di essere riempiti, di stimoli, persino di provocazioni diaboliche. In uno di questi vortici inaspettati mi è capitato di riflettere a lungo sull’amicizia”.
L’autore di queste note a luglio è morto, prematuramente. Si tratta di Scanzi, l’altro Scanzi. Non l’assai noto Andrea ma Giacomo, direttore del Giornale di Brescia e accademico prestato al giornalismo. “Un giornalista, uno scrittore - così lo ricorda Enrico Mirani -, uno storico, un docente universitario, ma innanzitutto un uomo libero da conformismi intellettuali e materiali. Un credente aperto al confronto e alle opinioni altrui perché saldo nei propri valori, quelli di un cattolico cresciuto nella Chiesa ambrosiana, maturato nello studio di quella bresciana, particolarmente di Paolo VI, del quale fu biografo”.
“Del Giornale di Brescia – scrive Roberto Bernardo – Giacomo fu alla direzione e nel contempo al servizio, cosa non sempre e non da tutti compresa. Trasferì nell’impegno del quotidiano la sua visione della società. Fedele all’idea montiniana di un cattolicesimo rigoroso nei princìpi ma che sapesse coinvolgere e non emarginare il popolo. Accoglienza e comprensione, senza tuttavia deflettere dall’obiettivo di lavorare per il trionfo del Verbo. In linea con la missione affidatagli dal notaio Giuseppe Camadini, dominus del laicato cattolico non solo bresciano, che per lui nutriva – ricambiato nel sentimento – un affetto quasi paterno”.
Scanzi è stato innanzitutto uno studioso di storia, in particolar modo del cattolicesimo lombardo tra Restaurazione e Risorgimento (Milano intransigente è il titolo del libro tratto dalla sua tesi di laurea) alla scuola di Giorgio Rumi, Statale di Milano. In gioventù Scanzi fu anche assessore per la Dc a Liscate, suo paese natale, dal 1985 al ’90. Fu poi assistente e docente universitario. Come studioso, dedicò buona parte delle sue energie alla figura di papa Paolo VI: le sue ricerche e i suoi scritti – ricorda ancora Roberto Bernardo - ebbero grande valore nel cammino che portò il pontefice bresciano agli altari.
Conferma Giovanni Maria Vian, direttore emerito dell’Osservatore Romano: “Montini lo conosceva davvero come pochi. Al punto da collaborare in buona misura alla causa che lo ha portato sugli altari. Quanta consuetudine avesse con i suoi scritti lo si capisce sfogliando due piccoli suoi libri, entrambi pubblicati da Studium. Oltre a un profilo essenziale, originale è soprattutto il secondo, dove il rapporto di Paolo VI con il Novecento è definito una poetica della vita. Come mostrano gli innumerevoli testi di Montini che Giacomo ha ruminato in senso monastico e saputo ricomporre nei frammenti di un discorso d’amore: dove le parole hanno davvero un senso e diventano un canto, nel significato tragico”.
Da ultimo, ritiratosi in una sorta di romitaggio attivo in Val Camonica in cerca di libertà (“una delle parole che più ricorrevano nel suo lessico”) da tutto e tutti, scoprì la passione per il romanzo. “Giacomo Scanzi – osserva il presidente di Editoriale Bresciana Pierpaolo Camadini - era un uomo che amava sorprendere, anche scegliendo di ritirarsi per andare a vivere in un piccolo paese in Valcamonica. Ma non si è staccato dal mondo, ha continuato a custodire una ricca dimensione di intensa fecondità di rapporti umani: tanti gli amici che in questi anni sono andati a cercarlo. Nel frattempo, lui dava sfogo alla sua creatività intellettuale con testi bellissimi e di grande respiro”.


























