IL POPOLO

Esteri



La complessa situazione derivante dalla confusa trattativa sui dazi imposta dal presidente USA Trump, rende necessario avviare un dialogo con gli amici interessati su quanto sta accadendo nel nostro continente, sede di un conflitto come quello in Ucraina, al centro dell’Europa, e della tragica guerra Hamas-Israele nel sud-est mediterraneo. Enrico Farinone è intervenuto su Il domani d’Italia
Curiosamente, coloro che causano questa catastrofe umana sono le stesse persone che da decenni denunciano lo sterminio che il loro popolo ha subito per mano dei nazisti. Non hanno imparato la lezione che hanno subito in prima persona! Non si rendono conto che stanno ripetendo la stessa vergogna che hanno subito? Israele non può continuare ad abusare del suo status di alleato degli Stati Uniti per diffondere il terrore che dovrebbe combattere...Vedere oggi le immagini di bambini affamati, sull'orlo della morte, con lo sguardo perso nel vuoto e a malapena in grado di muoversi tra le braccia delle loro madri, la dice lunga su fino a che punto possano arrivare la disumanità e il fanatismo di persone e governi. Gaza è diventata una radiografia della follia dell'umanità, sopraffatta dalla sua stessa miseria, spogliata di cuore e sentimenti. Non può scendere più in basso.
La situazione di Gaza è raccapricciante. La notizia della morte sotto i bombardamenti di 9 fratellini, uno solo si è salvato, figli una pediatra toglie il respiro. E’ la rappresentazione della tragedia di un popolo che muore sotto le bombe e per fame nella sostanziale inerzia del mondo cosiddetto libero e civile. In una fase dove si moltiplicano gli scontri fratricidi non si conosce dove stia la civiltà. Il progresso,lo sviluppo economico non sono sinonimi di libertà e civiltà soprattutto quando prevalgono intollerabili egoismi. Più c’è benessere e più si alzano barriere alla pietà. C’è ricchezza e una povertà umana.
A continuazione della conversazione tra Giorgio Pizzo e Grok, l’intelligenza artificiale di Elon Musk del 5 aprile 2025, il tema iniziale verte sulla proposta europea di investire 800 miliardi in armamenti. Questa cifra, emersa di recente nei dibattiti dell’UE, riflette una volontà di rafforzare la “sovranità strategica” europea, soprattutto dopo che Trump ha ribadito il disimpegno americano dalla NATO e l’intenzione di ridurre il ruolo di “poliziotto globale”. L’idea di fondo è che l’Europa debba essere in grado di difendersi da sola, non solo dalla Russia, ma anche da altre potenziali minacce (Cina, instabilità in Medio Oriente, ecc.).
La politica dei dazi annunciata dagli Stati Uniti, con un dazio base del 10% su tutte le importazioni e tariffe più alte per paesi specifici (come il 20% per l’UE e il 34% per la Cina), può essere interpretata come una sorta di dichiarazione di guerra commerciale globale. L’approccio di Trump, che lui stesso ha definito “Liberation Day” per l’industria americana, sembra voler ridisegnare le regole del commercio internazionale, privilegiando gli interessi statunitensi a scapito di una cooperazione multilaterale.
Con la svolta antiatlantica di Trump e la crisi inevitabile della NATO, la nuova Yalta bipolare USA-Russia consegna all’Europa il ruolo di estrema difenditrice delle democrazie liberali. Se, da un lato, con l’iniziativa di Sturmer e Macron prende avvio il vecchio progetto degasperiano della CED, con inevitabili ripercussioni sulle politiche tradizionali del welfare state dell’Europa, oltre a quanto indicato da Draghi sulle scelte di politica economica e finanziaria dell’Unione europea, non sembra più rinviabile una profonda revisione dei meccanismi di governance della stessa UE.
Un secolo di lotte sanguinose, di sopraffazioni e violenze in quella che chiamiamo Terrasanta ed è, invece, una terra maledetta. Quindici mesi di guerra atroce, il territorio di Gaza pieno di macerie, 47.000 palestinesi e almeno un migliaio di Israeliani morti. Ora c’è l’armistizio. Attenzione, però breve, quaranta giorni. Poi si vedrà. La gente esulta nelle piazze. Che strano, Israeliani e Palestinesi hanno le stesse reazioni: piangono i morti, sono felici per la pace. Nelle piazze ballano, a Tel Aviv come a Gaza. Forse sono uguali, ma non se ne sono mai accorti. Che peccato! Comincia la tregua. Non è la prima e non sarà neppure l’ultima. Cessano di sparare le armi. Per quanto tempo? Nessuno se lo chiede. Pensare che sia finita è un’illusione. In quel poco di cristiano che è rimasto in Palestina, suonano le campane. Oggi è festa, perché tacciono le armi, ma suonano a morte. La guerra è stupida perché inutile ed è un oltraggio all’umanità.
Tira una brutta aria a livello geopolitico per le tante guerre in corso col rischio elevato, enunciato dal ministro della difesa inglese, di una terza guerra mondiale. Una situazione tanto più delicata per un Paese come l’Italia, la cui politica estera è a trazione divergente tra l’atlantismo della presidente e del ministro degli esteri e il filo putinismo di Salvini. Una situazione unica nella storia della repubblica italiana quella di un governo sostanzialmente diviso sulla politica estera. Una divisione che si estende anche con riferimento alle elezioni presidenziali americane, con Taiani, in equilibrio prudente tra i due contendenti e Salvini dichiaratamente schierato pro-Trump.
La reazione israeliana c’è stata. La ritorsione si è consumata con dei droni partiti da una qualche località imprecisata all’interno di Israele, colpendo alcuni obiettivi militari a Isfahan. A sentire gli Iraniani, pare che non se ne siano nemmeno accorti. Israele non ha rivendicato la sua ritorsione. I droni sono piovuti dal cielo. Non è stato lo Spirito Santo, perché nessuno dei contendenti è cristiano. Forse è stato l’arcangelo Gabriele. In conclusione, il leone israeliano ha emesso un debolissimo ruggito che, a distanza, è sembrato lo squittio di un topo. Né morti né feriti, solo qualche danno, irrilevante.