di Ruggero Morghen



È tempo, oggi, di ricordi.

Nel 1984, quando iniziai a lavorare in Comune, c'erano ancora i socialisti (ricordo Mario Albertini alla cultura e poi un altro maestro: Dario Mosaner, padre del futuro sindaco) e c’erano pure i democristiani. Ricordo in particolare Renato Bottesi alle attività sociali: con lui, assai impegnato con le Acli ed il turismo sociale,  collaborai per la prima università della terza età e l’organizzazione di un convegno (oggi profetico, ma di cui allora non comprendevo l'importanza) sulla terza età e il pensionamento flessibile.

Dopo un primo periodo strettamente comunale, dunque in municipio, passai in biblioteca: prima in via Damiano Chiesa colle pallonate dell’attigua palestra che rimbombavano tra gli scaffali, poi nell'attuale sede di Palazzo Salvadori-Lutti, alternando prestito (specie interbibliotecario: in forte sviluppo allora) e catalogazione, con l'acquisizione di nuovi documenti al CBT (Catalogo bibliografico trentino). Mi venne affidata anche la Sezione locale, con le opere su Riva e l'Alto Garda.

Nel 2020 uscivo per l’ultima volta su piazza Garibaldi in punta di piedi e quasi clandestinamente, per le note restrizioni imposte dall'emergenza sanitaria. Mi sarebbe mancato il rapporto coi ragazzi, succedentisi incessantemente nelle ospitali aule-studio con vista lago, meno quello col libro: quello, infatti, fa parte ormai del DNA di un bibliotecario e non verrà mai meno. Pensai allora di dedicarmi con più agio alla ricerca storica ed alle biografie. La prossima, a Dio piacendo, sarà quella su Giosi Guella e le prime compagne di Chiara Lubich: un testo forse utile sulle origini del movimento dei Focolari, purtroppo non collegato ora a nessun particolare anniversario.

Mi è grato ricordare, in questa occasione in cui il pensiero si volge naturalmente indietro, la figura di un importante intellettuale nel frattempo scomparso, il francesista Ivos Margoni, nostro storico utente e docente universitario in terra di Francia, che ho avuto la sorte di introdurre ai "misteri" del nuovo catalogo, non più cartaceo e a schede ma informatizzato. Introdotto dall’amico Graziano Riccadonna, ecco apparire per una visita Mario Rigoni Stern, autore di una dedica personalizzata su un suo smilzo testo einaudiano. E a Riva, in biblioteca per una conferenza, venne anche il compianto Attilio Mazza, il dannunzista gardonese “a chilometri zero” che mi aprirà con confidenza le più riposte porte del Vittoriale e del suo ospite, il comandante di Fiume divenuto in qualche modo sul Garda nostro compaesano e vicino.