di Ruggero Morghen
Quella a vescovo di Trento fu per don Lauro Tisi, ormai dieci anni fa, una nomina inaspettata che egli accettò per spirito di servizio. “Spero di non aver fatto troppi danni”, dice oggi il presule sorridendo a Trentino Tv, che gli ha dedicato un servizio nel telegiornale della sera con evidenza anche nel cosiddetto “sottopancia”.
E la sera ecco don Lauro, come ama essere chiamato, a presiedere la Messa in Duomo per il ventunesimo anniversario della morte di don Luigi Giussani e i 44 anni dal riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, movimento di cui a monsignore piacciono soprattutto i canti (e c’è da credergli, vista la sciatteria della maggior parte degli odierni canti liturgici).
A Messa si è insistito sull’incontro che ha cambiato la nostra vita e si è pregato: “Donami la grazia della tua legge”. Nell’occasione si è pure sottolineata l’importanza di mantenersi fedeli al carisma originario del sacerdote di Desio, che “da giovane prete – ha ricordato mons. Tisi – rimase sedotto dall’eccedenza della Pasqua” e diede quindi vita ad una significativa compagnia ecclesiale. Presenti al rito anche alcuni Focolarini (Tisi ci tiene molto a questa integrazione tra i movimenti), è stata ricordata nel corso della funzione la figura di don Roberto Marchesoni, indimenticato storico responsabile regionale di Cl, mentre ad un altro sacerdote trentino – don Ivan Maffeis, arcivescovo metropolita di Perugia Città della Pieve - spetterà da ora in poi il ruolo di consigliere spirituale del movimento.
Il quale movimento, dal canto suo, assicura per bocca dei nuovi responsabili che c’è un importante lavoro di revisione in atto, nel tentativo di essere sempre di più “presenza viva per una Chiesa in uscita”, secondo l’assai nota locuzione bergogliana, evidentemente non dismessa col nuovo pontificato.
Il pensiero dei presenti, tra cui alcuni giovani, tornava spontaneo al momento fondativo, ormai lontano. “A quel tempo – rileva lo scrittore bresciano Luca Doninelli – le chiese erano piene e le associazioni cattoliche giovanili erano al massimo del loro fulgore, ma il nesso tra la fede e la vita era smarrito, e Giussani fu uno dei pochi a rendersi conto del vuoto che si nascondeva sotto questa maschera fastosa”. Peraltro “non fu il solo”, aggiunge Doninelli, ché anche don Calabria “ne scrisse con gli stessi toni al card. Schuster a proposito del clero”. Naturalmente – come rilevato dal cardinale Ratzinger proprio al funerale di don Giussani -, con la novità che egli portava con sé, aveva anche difficoltà di collocazione all’interno della Chiesa. Tanto più che, nei primi decenni postconciliari, la Cei guardava ancora all’Azione Cattolica come forma primigenia di associazione dei laici, talvolta non considerando positivamente i movimenti ecclesiali.
Tuttavia – osservava a questo proposito Giulio Andreotti nella relazione da lui svolta in occasione del XV Congresso internazionale sul Volto Santo, svoltosi presso la Pontificia Università Urbaniana il 22 e il 23 ottobre 2011 - “in maniera non corretta l’esperienza di don Giussani è stata letta da più parti come in concorrenza con l’Azione cattolica di quegli anni”. Invece “ho sempre pensato – aggiungeva lo statista romano - che fosse una lettura sbagliata già allora, proprio perché, per quello che intuivo dall’esterno, Giussani non partiva mai da un’opposizione a qualcosa, ma da un positivo”. Specie in campo educativo.

























