di Ettore Bonalberti
Combatto da molto tempo per la costruzione di un centro nuovo della politica italiana ampio e plurale, frutto della confluenza delle grandi culture politiche democratiche: popolari, liberali e riformiste, unite nel segno della difesa e attuazione integrale della Costituzione.
Un centro alternativo all’attuale maggioranza di destra nazionalista e sovranista che, con le sue scelte, sta colpendo a ripetizione alcuni dei fondamentali della nostra Carta costituzionale.
Dal superamento della divisione dei poteri, nel tentativo di porre l’esecutivo al di sopra e al di fuori di ogni controllo, all’ipotesi di una legge elettorale, autentica “ legge truffa”, ben al di là di quella che nel 1953 il PCI così la connotò. De Gasperi propose, infatti, il premio di maggioranza a una coalizione che avesse ottenuto almeno il 51% dei voti, mentre l’attuale maggioranza propone un premio alla coalizione che ottenesse il 40 o il 45 %. Una modifica di questa natura reclamerebbe il massimo di convergenza tra le forze politiche, ma la sen Casellati, nella recente intervista a “ La Repubblica”, ha confermato che la maggioranza è ben determinata a tirare dritto nel votare la sua legge.
Anche l’ultimo tentativo avviato dagli amici di Iniziativa Popolare della raccolta firme per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze e per il cancellierato sul modello tedesco non sembra decollare, per cui, permanendo l’attuale “rosatellum” in versione meloniana peggiorata, continueremo a convivere con un sistema bipolare forzato nel quale dover scegliere da che parte stare.
Ho evidenziato in molti articoli le ragioni del dissenso profondo con questa maggioranza, espressione di una minoranza del corpo elettorale; un dissenso che si è accentuato dopo la verifica di due anni di governo nei quali la propaganda fa aggio sui risultati concreti e, sempre più forte, appare il distacco tra le promesse elettorali e ciò che il trio Meloni-Salvini-Taiani hanno sin qui realizzato.
In tale situazione per quanti, come il sottoscritto, hanno vissuto la loro vita politica da democristiani della sinistra sociale, insieme a Pastore, Donat Cattin, Bodrato, Sandro Fontana e Franco Marini, non esiste la possibilità di scegliere a destra con i nazionalisti-sovranisti, dalle culture lontane mille miglia da quelle sturziane e degasperiane nelle quali si sono formati e hanno orientato la loro esperienza politica.
Sono molte le ragioni che ci dividono anche dalla sinistra, specie con riferimento ai diversi orientamenti su temi cruciali, come quelli relativi ai valori non negoziabili per noi di area cattolica democratica, liberale e cristiano sociale. Al punto, però, in cui si svolge il dibattito e la concreta azione politica, , con il dominio degli autocrati dell’Est e dell’Ovest a livello internazionale e di una destra, in Europa e in Italia, impegnata a stravolgere, con i primi, le fondamenta dello stato di diritto, è essenziale unire le forze che si rifanno alla Costituzione repubblicana.
La Carta fondamentale ci ha garantito la convivenza civile e democratica per oltre ottant’anni e sarà attorno alla sua difesa e alla volontà di renderla attuata nella sua interezza, che si dovrà formare la vera alternativa all’attuale precario equilibrio politico. Si dovrà concordare un progetto per il Paese all’altezza dei bisogni dei cittadini, in grado di dare risposte a quella maggioranza di elettrici ed elettori renitenti al voto, per ristabilire il giusto equilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari.
Qualcosa si sta muovendo a sinistra dagli amici di Centro Democratico e di Più Uno che, con il loro recente convegno romano all’Istituto Sturzo, hanno evidenziato negli interventi dei due leader, Bruno Tabacci e Ernesto Maria Ruffini, che: “nei prossimi mesi prenderà forma la struttura territoriale con coordinamenti provinciali e regionali, dando forma a una rete stabile e coordinata su scala nazionale.” Parallelamente al lavoro organizzativo, Più Uno si dedicherà alla costruzione del proprio progetto politico e alla stesura del Manifesto - questo quanto affermato da Ernesto Maria Ruffini, durante i lavori dell’assemblea - Manifesto che definirà valori, obiettivi e visione del movimento nel campo del centrosinistra, ma al di fuori del Pd che ha scelto di rinunciare a farsi interprete delle istanze di una parte della società civile. Quella stessa società che non riesce più a riconoscere nel Partito Democratico l’eredità lasciata dall’Ulivo, quando la credibilità di quel progetto politico permise di battere per due volte la destra”.
“Anche oggi c’è l’esigenza di battere la destra - ha aggiunto Ruffini, - ma per farlo bisogna contrastare l’astensionismo e favorire la partecipazione. Un percorso che Più Uno rivendica nel suo agire politico nei territori, risvegliando l’interesse e l’adesione di migliaia di persone”. Più Uno nasce con l’obiettivo di ricucire il rapporto tra cittadini e politica, rimettendo al centro le persone, la partecipazione e il bene comune, questo quanto emerso durante i lavori del comitato organizzativo nazionale. Non un partito tradizionale, ma una comunità aperta che punta a costruire una rete territoriale capillare fatta di comitati, ascolto e protagonismo civico. Un progetto che rifiuta leadership personalistiche e scorciatoie elettorali, scegliendo invece la fatica dell’ascolto. “Più Uno nasce dal basso - ha sottolineato Ernesto Maria Ruffini - per dare voce a chi oggi non si sente rappresentato e crede ancora che la politica possa essere uno strumento di unità, giustizia e speranza”. Parte emblematicamente da questo convegno all’Istituto Sturzo, nei giorni in cui abbiamo celebrato l’anniversario dell’Appello ai Liberi e Forti, un messaggio e una proposta politica di speranza che, ci auguriamo, possa costituire l’avvio di un progetto nuovo e credibile per la politica italiana.


























