di Ruggero Morghen



Innumerevoli sono le sue iniziative, tra cui, senza pretese di rappresentatività, la conferenza di Mario Mancusi sugli affreschi di Villa Bugia; la presentazione del saggio di Francesco Jori su Marco Polo, significativamente sottotitolato “La vita è viaggio”; la Storia di Palma, un album per anziani; la scrittura femminile/femminista europea in età medievale e moderna, con Ruggero Soffiato (ancora attivo, quest’ultimo, e la moglie pure).

Direttore da tempo immemorabile della Biblioteca civica di Abano Terme, quella intitolata al compianto Federico Talami, Daniele Ronzoni è il tipo perfetto del bibliotecario… termale. Nato infatti, ormai è qualche bell’anno, a Salsomaggiore Terme, egli ha poi spostato vita famiglia e carriera in quel di Abano (forse si chiamava ancora Abano Bagni?), rimanendo dunque senza mai uscirne nel cerchio salvifico creato da acque di mille e una virtù. In tale veste dunque, quale bibliotecario termale prototipico, il Ronzoni non poteva che gradire il nostro contributo sulla biblioteca pubblica salsese, che è un po’ la sua culla.

A beneficio dei distratti e quale omaggio a Ronzoni, salsese illustre, ricordiamo qui che la Biblioteca Gian Domenico Romagnosi di Salsomaggiore Terme occupa dal 31 ottobre 1998 un’area dello storico edificio del Grand Hôtel des Thermes, progettato nel 1898 su commissione della Società Magnaghi & C. dall’architetto milanese Luigi Broggi (1851-1926) e inaugurato nel 1901. La conduzione dell’hotel venne inizialmente affidata a Cesare Ritz e al barone Pfyffer, due noti imprenditori alberghieri già proprietari di prestigiosi hotel in varie località mondane europee, il che contribuì a richiamare a Salsomaggiore una clientela d’élite di livello internazionale. La Biblioteca comunale è collocata in un’ala laterale dell’edificio, al piano terreno in spazi un tempo adibiti al ricovero delle carrozze e dei cavalli, mentre precedentemente occupava poche stanze al secondo piano della palazzina di proprietà comunale sita nel parco Mazzini.

La prima biblioteca  di Salsomaggiore venne istituita dal benemerito Giuseppe Antonio Menghini nel 1825 e fu ricostituita nel 1881. Nel 1896 si fece appello ai Salsesi ed ai bagnanti per il suo incremento, e per opera dei benemeriti F.lli Zancarini essa divenne circolante e poi comunale sotto il nome di Biblioteca Gian Domenico Romagnosi. 

Senza particolari pregi termali ma meritevole di una citazione è anche la Biblioteca provinciale di Avellino, intitolata ai donatori Giulio e Scipione Capone, che Luigi Anzalone definisce il luogo topico della cultura irpina nonché autentica scuola di formazione per la locale classe dirigente.

La biblioteca “Capone” ha un catalogo speciale per la sezione meridionale e provinciale. E manoscritti che costituiscono un’importante testimonianza della storia politico-culturale del nostro Mezzogiorno in età risorgimentale. Da segnalare le sue numerose edizioni napoletane e stampe illustrate di argomento agrario e botanico. A documentare il territorio e le sue identità culturali valgono, oltre a libri e a giornali, anche ciclostilati, opuscoli e semplici depliant.

In particolare negli anni Sessanta dello scorso secolo la biblioteca provinciale Capone si è rivelata “l’osservatorio più sensibile a tutte le trasformazioni in atto”, informa Annamaria Carpenito Vetrano, che all’istituzione culturale irpina ha dedicato un saggio pubblicato da Sellino & Barra col patrocinio dell’amministrazione provinciale.