di Ruggero Morghen
Luisa Zeni che almeno simbolicamente ritorna ad Arco, dov’era nata, grazie ad un contatto di Claudio Chiarani - dell’associazione Trentino storia territorio - coll’editore Mursia, dopo che del personaggio, medaglia d'argento al valor militare, si erano occupati lo scrivente – acclamato in sala come una specie di padre nobile, o di venerabile maestro - e, più recentemente, Maria Gonzato archivista in Arco. “Luisa, la spia ribelle – si è detto a Palazzo Panni, ospiti della Biblioteca civica “Bruno Emmert” – è una figlia di Arco che era stata, se non proprio dimenticata, assai nascosta (questo sì)”: morta nel 1940, è infatti sepolta nel cimitero romano del Verano, in una tomba nuda, senza date di nascita e di morte, senza alcuna foto, l’ultima tomba in basso della sua fila.
Nell’auditorium di Palazzo dei Panni Claudio Restelli presentava il suo romanzo storico “Luisa Zeni. Un sogno chiamato Italia”, edito nel 2025 ed acquistabile in tutte le librerie e webstore, anche in formato Kindle. Non si trattava del classico incontro coll’autore ma, piuttosto, di una versione definita teatralizzata, con l’attrice Marinella Lanteri, poi il maestro Andrea Romano con Pierangelo Botto e Alberto Cauli.
Presentato anche a Quiliano e Piobesi Torinese, il romanzo di Restelli – informa una nota di edizione - narra la straordinaria storia, realmente accaduta, di una donna dimenticata dalla memoria collettiva, che tuttavia ha avuto un ruolo cruciale durante la prima guerra mondiale Nata in un Trentino ancora sotto il dominio asburgico, Luisa cresce con il sogno di vedere la sua terra unita all’Italia, ed è così che coglie l’occasione offerta dal panorama militare di diventare una spia per l’esercito italiano. Con coraggio e determinazione, sfidando ogni giorno la cattura e la condanna a morte per tradimento, Luisa si infiltra oltre le linee nemiche, in Austria, raccogliendo informazioni essenziali per le sorti del conflitto”.
“La Zeni – conclude la nota - vivrà la guerra in prima persona, infermiera negli ospedali militari, testimone della ferocia di quel periodo storico, fino a prender parte all’impresa di Fiume accanto a Gabriele d’Annunzio”. Luisa fu anche scrittrice. Nel suo “Briciole. Ricordi di una donna in guerra: 1914/21”, edito dalla Libreria Mantegazza di Roma nel 1926, “fra gli altri Ricordi – scrive Ferdinando Gerra – vi è un capitolo: con d’Annunzio a Fiume”.
L’incontro arcense, piuttosto partecipato “e molto emozionante”, aggiunge Cesare Hoffer - una serata interessante e piacevole secondo Elsa Ganda - ha visto al centro non solo le tante vite e facce della Zeni, che si vorrebbe riportare a casa quale figlia illustre di Arco, ma il ruolo stesso delle donne nella Grande Guerra, donne cui si è tributato nell’occasione un deferente omaggio e un sentito ringraziamento. “Sullo sfondo – rileva ancora Hoffer - la tragedia che travolse le genti trentine nel primo conflitto, con migliaia di morti sul fronte galiziano e la popolazione civile deportata in Austria, Boemia e Moravia”.
Un particolare plauso è andato alla professoressa Maria Luisa Crosina, definita dal quotidiano trentino L'Adige “memoria storica indiscussa del Trentino” per la preziosa e toccante testimonianza fornita nell’occasione. Nella sua pagina “Il soldato dimenticato” Restelli riconosce che “Maria Luisa ha permesso, con la sua generosità, di facilitarmi nella stesura del romanzo, nel racconto della tragedia dei profughi del Tirolo meridonale durante la prima guerra mondiale, pagina dolorosa poco studiata e spesso dimenticata, fornendomi il libro scritto da suo padre Mario Crosina”. “Grazie piuttosto ai miei genitori – si schermisce la navigata storica rivana -, che mi hanno tramandato un patrimonio fatto di ideali e di pagine di storia: una storia vissuta e sofferta”.


























