IL POPOLO

Attualità

Il libro a cura di Gennaro Acquavivia sarà presentato giovedì 19 giugno a Venezia con la partecipazione di qualificati e competenti Ospiti, i quali contribuiranno a mettere in evidenza, appunto, "Il riformismo di Gianni De Michelis". Il leader socialista è stato deputato dal 1976 al 1994, ministro delle Partecipazioni Statali dal 1980 al 1983, ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale dal 1983 al 1987, vicepremier dal 1988 al 1989 e ministro degli Affari Esteri dal 1989 al 1992.
Il sistema migliore per governare è quello di dividere, una vecchia regola: spezza il Paese ma consente il potere. L’Italia è la metafora di ciò che non funziona. Che il Paese, grazie anche alla pandemia, sia diviso è indubbio. Emerge tutto ciò che non va. L’insipienza si paga e noi l’abbiamo pagata carissima.
Tutti sappiamo che le emergenze sono altre. Sociale, economica e, purtroppo, ancora sanitaria. Ma sappiamo, altresì, che la politica non si può arrestare e prosegue il suo cammino, anche se accidentato e sempre più balbettante. Un esempio calzante, al riguardo, riguarda proprio la legge elettorale, la madre di tutte le leggi, per dirla con un grande cattolico democratico, Mino Martinazzoli. Purtroppo noi sappiamo, ormai da tempo, che le leggi elettorali sono il frutto delle convenienze momentanee e dell’opportunismo di partito in quel particolare momento politico.
La politica italiana sembra ferma, ristagnante. Il governo Draghi ha messo a tacere tutti sulle cose serie. Sulle stupidaggini, che si becchino pure. Questo governo anomalo, ma essenziale, in un silenzio non usuale, che fa disperare i cronisti, fa. Non fa annunci, previsioni, futurologia. Non si tengono più Consigli di ministri alle 22 .00 di notte, preceduti da “vertici” infiniti, fatali, con le stesse persone, sviluppando la politica del gerundio (stiamo facendo, stiamo pensando, stiamo preparando). Questo governo fa.
Robert Schuman, considerato uno dei padri dell'Europa odierna, potrebbe essere dichiarato venerabile nel prossimo mese di luglio. Il quotidiano francese Le Point ha rivelato che il Vaticano dovrebbe riconoscere uno dei padri fondatori dell'Europa, Robert Schuman, come "venerabile" il prossimo luglio, il che sarebbe un primo passo verso la sua beatificazione. Aprendo la strada alla santità di questo ministro della secolare Repubblica Francese, Papa Francesco cerca anche di riabilitare la politica: fare dell'impegno disinteressato alla res publica un atto supremo di carità.
Quella foto con il Presidente, alle cui spalle vi è lo stendardo della stella a cinque punte è, già di per sé, l'immagine di uno Stato, se non sconfitto, quantomeno ferito. Quei giorni, da come raccontatomi, pure da esponenti della corrente Morotea (Mario Tassone e Nino Gemelli, in primis), sono stati, veramente "La notte della Repubblica", una notte che a tutt'oggi è fitta, eppure se l'impegno dei popolari e democratici cristiani si rinverdira' (non dimenticando mai l'esempio di Moro) potremo, in questo caso senza disgrazie, noi tutti dire: "...e quindi uscimmo a riveder le stelle" (Dante Alighieri)".
Una storia popolare. E’ questo il titolo del volume edito da Cantagalli di Siena con l'introduzine del cardinale Camillo Ruini (che pubblichiamo integralmente). Il libro parla di sessant’anni di storia del nostro Paese, vissuti e visti attraverso gli occhi di un ragazzo che incontra molto presto una proposta cristiana che lui definisce affascinante, quella di Comunione e Liberazione, e poi diventa uomo sempre seguendo le tracce di quell’incontro, ma anche trovandosi ad assumere responsabilità in campo civile e politico via via più importanti. Non si tratta della storia di un uomo solo, ma è anche la storia di un popolo fortemente coeso, che cammina con lui. Il cardinale Ruini conclude “con una brevissima riflessione personale: Roberto Formigoni è stato costretto a una conclusione traumatica e immeritata della sua esperienza politica. È stato un danno non solo per lui ma per quanti condividono con lui una certa visione dell’Italia e del suo futuro”.
Il Covid ci ha portato via un altro amico: Silvio Lega. Senza il suo aiuto nel 2011-2012 non si sarebbe potuto procedere all’autoconvocazione del consiglio nazionale della DC, del partito, cioè, “mai giuridicamente sciolto”. Resterà in tutti noi il ricordo della sua fervida intelligenza politica, la ferma convinzione sui principi fondanti della democrazia liberale e una passione civile conservata intatta dagli anni delle sue prime esperienze politiche nella DC.
Il Popolo italiano 73 anni fa scelse la DC di De Gasperi alla guida dell'Italia e il Paese poté così vivere, col progresso sociale ed economico, una lunga stagione di pace e di libertà. Noi eredi della lunga tradizione democratico cristiana siamo impegnati a riportare in campo la nostra cultura politica ispirati dalla dottrina sociale cristiana. La Democrazia Cristiana è fiera di questo suo compito: non deluderà la fiducia che il popolo italiano ha riposto in essa, si dimostrerà pari alla sua grande responsabilità: ne prende solenne responsabilità, ne prende solenne consapevole impegno.
In una ridente giornata di aprile, ancora attanagliati dalle restrizioni anti-covid, in attesa che il piano vaccinale si dispieghi nella sua massima potenzialità, con l’arrivo di nuove forniture, ho avuto il piacere di soffermarmi,via web,con il Sen. Renzo Gubert, Presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana , discutendo sugli attuali scenari dell’azione di governo e sulle dinamiche future che si intravedono necessarie in una visione di paese che riescano, finalmente, a dare una inversione di tendenza capace di farsi artefice di un armonico processo di sviluppo e di progresso per l’intero territorio.