di Ruggero Morghen
L’amico Olindo Lante Scala nota che, da qualche tempo, le campagne elettorali sono precedute dalla pubblicazione di un libro inteso a far conoscere agli elettori il futuro candidato, la sua biografia e le sue opinioni politiche. “Serve soprattutto – rileva - alla presentazione di un profilo del candidato accettabile, e per questo sostenibile”.
Tutti ricordano che il profilo di Emmanuel Macron, attuale presidente della Repubblica francese, fu “costruito” – per così dire – su misura per avere il consenso di certo elettorato francese con il libro “Révolution”, edito dalla parigina Interforum nel 2016. Poi Olindo fa l’esempio del vannacciano Mondo al contrario, un grande successo editoriale (fu al primo posto dei più venduti in Italia nella settimana dal 14 al 20 agosto 2023) che avrebbe poi aperto la strada alla candidatura del controverso generale, per conto della Lega, al Parlamento europeo.
In realtà, se candidatura ed elezione a furor di popolo di Vannacci (con il maggior numero di preferenze dopo Giorgia Meloni) effettivamente ci furono, esse dipesero dalla straordinaria eco mediatica di un volume che era nato però come un probabile modesto fenomeno di autoeditoria. Insomma la pubblicazione del Mondo al contrario non era direttamente funzionale alle elezioni, che allora neppure erano alle viste. Non così, occorre dirlo, fu per la serie televisiva “Servitore del popolo” che portò Volodymyr Zelensky (vi interpretava un professore del liceo inaspettatamente eletto presidente dell'Ucraina) alla guida del Paese con un partito fondato da dipendenti della sua casa di produzione e denominato proprio “Servitore del popolo”. La serie Sluha Narodu – per gli spettatori Netflix Servant of the People – spopolò per tre stagioni (2015-2019), col risultato di far diventare una star il già celebre comico televisivo (fra l’altro vincitore di un’edizione ucraina del format Ballando con le stelle) per poi proiettarlo direttamente – come rileva il blog Fatamorgana - nel mondo politico reale.
Ad ogni modo Lante Scala ritiene che un’operazione analoga a queste stia alle spalle di un volumetto di poco più di cento pagine, di nessun valore scientifico – così almeno ritiene Olindo -, “reclamizzato soprattutto dalla stampa di dipendenza ecclesiastica, in particolare dai settimanali diocesani”. Il riferimento è a “50 ritratti del cattolicesimo democratico” (Torino, Capricorno 2025), un volume curato da Monica Canalis che raccoglie brevi profili di alcune personalità del mondo cattolico contemporaneo, aventi come minimo comune denominatore l’opzione convinta per la democrazia .
Si può forse citare qui anche il caso di “Più uno. La politica dell'uguaglianza” di Ernesto Maria Ruffini, che è insieme libro e movimento. “Fondiamo Comitati Più Uno – si può infatti leggere sul web - che siano promotori di partecipazione politica. Gruppi diffusi in tutto il territorio di ascolto, elaborazione, proposta”. Proposta, in effetti, di un’alleanza costituzionale: “un’alleanza contro tutti i sovranismi, contro tutti i populismi, per contrastare la polarizzazione che sta corrodendo il Paese”.
Come del resto notava lo stesso Lante Scala, il fenomeno dei libri elettorali (o comunque direttamente funzionali a una proposta politica) non è però proprio nuovo. Mi piace ricordare qui un volume di cui ho già parlato e che, nella memoria, mi sembra veder consegnato ora nella cassetta postale di casa, con stampigliato sulla busta il nome del mio babbo Lino, il capofamiglia di casa Morghen. L’autore era Manlio Goio e il biografato Flaminio Piccoli. Si trattava di un antico instant-book preelettorale – Un uomo una scelta, il sottotitolo – ospitato nella collana rusconiana che recava un titolo singolare e tristemente profetico. Si chiamava infatti, già nel 1972, “Prima linea”.


























