di Antonio Belmonte
Grande affluenza di pubblico ieri sera 9 gennaio 2026 nel Salone dei Dugento di Palazzo Vecchio per il colloquio «La Pira, Frassati e la politica», promosso dal Meic di Firenze, dalla Fondazione La Pira e dal Comune di Firenze, nel giorno natale di Giorgio La Pira.
Dopo il saluto di Enzo Cacioli, presidente del Meic di Firenze, che ha riassunto gli scopi e le adesioni all’iniziativa, e quello istituzionale di Cosimo Guccione, presidente del Consiglio comunale, hanno portato il loro saluto l’arcivescovo di Firenze, mons. Gherardo Gambelli e – a nome del sindaco, signora Sara Funaro – l’assessore della città metropolitana, Massimo Fratini. Coordinati poi da Stefano Zecchi hanno fatto seguito le tre relazioni.
Patrizia Giunti è partita dal ricordo che La Pira fa nel 1944 della nascita, dieci anni prima, della Messa del povero a San Procolo, proprio nel ricordo di Pier Giorgio Frassati. In quei giorni La Pira assumeva l’incarico di presidente dell’Eca e si trovava a far fronte ai bisogni innanzitutto alimentari di una città attraversata dalla devastazione e dalla miseria.
Così la Messa di San Procolo diventa simbolo della possibilità per i cristiani di collaborare alla ricostruzione sociale e religiosa della città: la carità si trasforma in politica. La Pira definisce l’impegno politico come «missione trasformante» e «impegno di umanità e di santità», rifiutando l’idea che la politica sia «una cosa brutta».
La presidente della Fondazione ha poi sottolineato come al centro del pensiero di La Pira vi sia la «dignità della persona umana», pilastro che ha influenzato la stesura della Costituzione italiana nel dopoguerra. Tale dignità, radicata nel mistero dell’Incarnazione e maturata nel contatto diretto con i poveri, diventa fondamento della ricostruzione sociale e della pace.
Dopo aver evidenziato la risonanza delle intuizioni di La Pira nel recente magistero pontificio, ha invitato a recuperare la sua visione della dignità umana come «pietra d’angolo» dell’edificio costituzionale per affrontare le crisi attuali; dalle distruzioni della guerra e il «disfarsi» delle Nazioni Unite, alla riduzione dell’uomo a «puro oggetto di consumo edonistico», alla compressione di libertà e autonomia, con l’individuo ridotto a «semplice dato telematico» o oggetto di «osservazione algoritmica e di predeterminazione consumistica».
Nel suo intervento Ernesto Preziosi ha sottolineato come La Pira e Frassati, pur vissuti in epoche diverse, abbiano condiviso una fede cristiana integralmente vissuta che si tradusse in impegno sociale e politico radicato nella carità. Emergono quattro punti di contatto:
- radicalità di una fede viva,
- carità come servizio concreto ai poveri,
- lettura attenta del momento storico,
- trasformazione della carità in azione politica per rimuovere le cause della povertà.
Preziosi ha poi evidenziato i loro diversi percorsi politici (Frassati nel Partito Popolare, La Pira nella Democrazia Cristiana) come espressione dell’impegno per una società più giusta, contribuendo a definire il ruolo dei cattolici nella vita pubblica, la laicità della politica e la coscienza democratica.
Lo storico Luca Rolandi ha invece esplorato il filo spirituale e civico che collega Torino e Firenze attraverso le figure di Pier Giorgio Frassati e Giorgio La Pira, focalizzandosi soprattutto su Frassati.
Di particolare interesse anche i numerosi interventi – tra cui quello del presidente emerito della Corte costituzionale, Ugo De Siervo –, che hanno fatto seguito alle relazioni principali.


























