FRATELLI TUTTI - Conclusione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c'è dubbio che la proposta di Fratelli Tutti, sia nella Chiesa che nel nostro mondo, sia condannata a essere un documento che lentamente dinamizzerà un modo contro-culturale di essere cittadino e cristiano. 

Contro-culturale perché insegnerà a guardare e vedere la realtà del nostro mondo dal punto di vista degli ultimi degli ultimi; di coloro che non sono poveri, ma "impoveriti" a causa di un sistema economico capitalista, che sfrutta, scarta e uccide le persone.

Contro-culturale perché farà vedere, con senso critico, l'assoluto del nostro mondo capitalista: la proprietà, ponendola al di sotto del destino comune di tutti i beni. E questo sarà qualcosa che soffocherà il nostro mondo e la nostra Chiesa. E’ necessario prendere sul serio quanto dice il Papa che «ogni Paese è anche dello straniero, in quanto i beni di un territorio non devono essere negati a una persona bisognosa che provenga da un altro luogo» (FT 124).

Contro-culturale perché invita fin da subito a un amore al di là della geografia e dello spazio; senza confini, capace di farci fratelli dello straniero o del caduto per strada, come ha fatto il Buon Samaritano.

Contro-culturale perché inviterà sempre più a praticare un amore o carità politica, "e questo suona male nella Chiesa", a causa della critica che riguarda tutti i nostri programmi di assistenza. Infatti ridurre la nostra prassi di carità al campo della cura, dice il Papa, trasforma «i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi» (FT 187).

 

Una spiritualità samaritana

Non meno provocatori sono i contributi spirituali che l'enciclica di papa Francesco ci lascia. Se la spiritualità è «il centro», «il principio e il fondamento» della nostra prassi, che siamo atei, agnostici o cristiani, il testo del Buon Samaritano pone l'incontro sacramentale con Gesù al di fuori dei luoghi dove si danno i sacramenti. E questo sconvolge i cristiani, perché allora il nostro posto per eccellenza deve essere la strada, dove la sofferenza della gente eleva al cielo il suo grido. 

Una seconda caratteristica di questa spiritualità è che deve essere una spiritualità dell'azione che si avvicina non al vicino e conosciuto, ma allo straniero e al lontano ... proprio come fece il Buon Samaritano...

La spiritualità del Buon Samaritano è una spiritualità del cuore, l'unico capace di avvicinarci a chi soffre con un cuore misericordioso.

Saremo capaci noi cristiani di prendere il programma di questa enciclica e contagiare nel nostro ambiente, a partire dalle nostre azioni quotidiane, questa cultura, questo modo di vivere di Gesù, il Buon Samaritano? 

 

© TEOFILO