di Ettore Bonalberti
La scissione della Lega e l’avvio del partito del gen. Vannacci rappresenta un elemento di seria rottura degli equilibri della situazione politica italiana. La nascita di un partito all’estrema destra, più a destra del trio di governo Meloni-Salvini-Taiani, destinato a collocarsi a livello europeo insieme alle estreme di Marine Le Pen e AfD, se, da un lato, può rappresentare un’opportunità per la coalizione di centro sinistra, come ha lucidamente evidenziato il sen Renzi (a condizione che la stessa sappia ritrovarsi compatta su alcuni progetti comuni di politiche per il Paese) dall’altro, può costituire il ricettacolo attrattivo di molti dei diversi rivoli e torrenti del mai sopito qualunquismo e fascismo italico.
La situazione e ancor più aggravata dall’assenza di una componente politica unitaria centrale di ispirazione cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, tuttora vittima della diaspora che la perseguita, dalla fine dell’esperienza storica della Democrazia Cristiana (1993-94).
La fine di un partito e/o di una coalizione in grado di garantire l’equilibrio tra gli interessi e i valori dei certi medi produttivi e delle classi popolari ha concorso a favorire il permanente distacco dal voto della metà dell’elettorato italiano, finendo con il consegnare al governo di destra tutto il potere di governo, pur se esso rappresenta assai meno della metà di quelle elettrici ed elettori.
Una situazione questa di un esecutivo che, forte del controllo pieno parlamentare, punta a introdurre una legge elettorale che, a differenza della “legge truffa” del 1953 ( De Gasperi intendeva dare un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione che avesse ottenuto almeno il 51% dei voti) si propone di garantire la maggioranza a una lista o coalizione di liste ben al di sotto di quel 51 %, al 45 o 40% e con l’eliminazione di molti dei collegi del Sud ad esso ostili. Insomma, saremmo di fronte a una situazione assai simile a quella della legge Acerbo (1923) che permise a Mussolini di conquistare il potere “ legittimamente”.
Difficile, in tale contesto, pensare che il prossimo referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, non assuma un profondo significato politico, ben al di là delle motivazioni di ordine strettamente tecnico su cui si confrontano i comitati per il SI e per il NO. Con un governo impegnato, anche con l’ultimo decreto sulla sicurezza, a modificare sette articoli della Carta fondamentale e a impegnare, quasi ogni giorno, il proprio elettorato in una campagna di rivincita ostile contro la magistratura per liberarsi da ogni controllo sul suo operato, ad imitazione del modello trumpiano e dell’internazionale della destra, penso che per noi cattolici delle varie parrocchie sia prioritario assumere, come stella polare, la difesa a oltranza della Costituzione dei padri fondatori; la Carta che ci ha permesso di vivere più di ottant’anni in convivenza pacifica secondo i valori e i principi fissati da De Gasperi, Dossetti, Gonella, Moro, La Pira, Mortati, con Togliatti, Terracini, Nenni, La Malfa, esponenti delle grandi culture democratiche e antifasciste.
Assistiamo, invece, a pericolose sbandate a destra di “cattodestri”, che, come neo cavazzoniani si mostrano più interessati a sostenere il governo del trio, che a difendere quel principio essenziale della separazione dei poteri, cardine fondamentale dello stato di diritto secondo la lezione antica di Montesquieu. Certo, dal 1992 abbiamo assistito a molte sbandate della magistratura che, in diversi momenti ha finito con l’assumere funzioni supplenti e sostitutive della politica, proprio grazie al vuoto di una crisi politica per il quale la stessa magistratura aveva concorso a favorire. Di qui la reazione-rivincita di molti politici contro i magistrati, compresi alcuni, tuttora pesantemente, coinvolti in questioni di ordine giudiziario.
Assai credibile a me è apparsa la testimonianza di un amico che dalla magistratura ha subito pesanti inchieste, l’On Paolo Cirino Pomicino, il quale afferma: “la riforma Nordio finirà per accrescere il potere a volte senza limiti dei pubblici ministeri” e insieme a lui sono schierati anche Clemente Mastella, già ministro della Giustizia e l’ex ministro socialista 99enne Rino Formica, che dice: “c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico”.
Che tutto ciò stia avvenendo con l’avvio di un’esperienza di estrema destra che sorge nel ricordo della X MAS di un generale in pensione, aumenta la pericolosità di questo passaggio essenziale per la tenuta del nostro sistema costituzionale. A tutti noi cattolico democratici, liberali e cristiano sociali, che crediamo nei valori fondanti della Costituzione, compete operare per la costruzione di una vasta alleanza con tutte le componenti democratiche, liberali e riformiste per la difesa della Carta fondamentale dei nostri diritti e delle nostre libertà.


























