di Ruggero Morghen




Mentre si riflette nuovamente sulla Democrazia Cristiana quale “partito della nazione”, sulla sua esperienza politica e sul suo ruolo nella ricostruzione fino alla conclusione dell’unità politica dei cattolici tra Prima e Seconda Repubblica, ci si accosta ancora alla figura dello statista trentino Alcide De Gasperi facendo tesoro di quanto raccomandava Luigi Menapace. Che cioé “se i nostri contemporanei, invece di scrivere trattati acrobatici per dimostrare quello che Degasperi non è e non è mai stato, si mettessero con umiltà e con animo sereno a rileggere tutto quello che Degasperi ha scritto, la figura del grande statista risulterebbe nella sua verità e il lettore sarebbe condotto a intenderla, e non a fraintenderla”.

Si rilegge, peraltro, sempre volentieri quanto di Degasperi scrisse in anni ormai lontani Guido Gonella, che gli fu assai vicino. In lui – rileva il giornalista e politico di Verona – vi era una singolare capacità di sintesi storica, ma della Storia d’Europa di Benedetto Croce egli scrisse che aveva “carattere nettamente anticattolico”. Maritain e Mounier, coi loro libri ed articoli, erano i filosofi prediletti nel gruppo. “Eravamo ben lieti – ricorda Gonella – di vedere tradotta da mons. Montini l’opera di Maritain sui Tre riformatori”. Circa poi i Patti Lateranensi, ne erano soddisfatti quegli ambienti che non piacevano a De Gasperi: i suoi avversari politici e, nel mondo cattolico, coloro da cui dissentiva. “Contenti – scriveva – i clerico-papalini, contenti i fascisti, contenti i massoni”. 

De Gasperi moriva nel 1954 e già l’anno seguente Igino Giordani pubblicava con l’editrice romana Cinque Lune il volume “Alcide De Gasperi il ricostruttore”. Nel 2024, a 70 anni dalla morte del politico trentino, ecco invece uscire per Mondadori il libro “Il costruttore” di Antonio Polito, sottotitolo “Le cinque lezioni di De Gasperi ai politici di oggi”. Il libro dell’editorialista del “Corriere”, presentato anche in Trentino a Borgo Valsugana, ha suscitato interesse e varie reazioni fino ad indurre taluni a visitare un’interessante mostra allestita nel capoluogo.

“Ma su De Gasperi – osserva il dottor Luca Pignataro in replica ad un intervento di Daniele Mattiussi – si può leggere anche quanto ha scritto Francesco Agnoli, autore – osserva Pignataro – non privo di carenze storiche ma non lontano dagli ambienti cosiddetti tradizionalisti”. Non si specifica tuttavia qui - forse per il carattere incidentale della sua considerazione – in cosa si sostanzino tali carenze storiche né quali siano gli ambienti tradizionalisti cui Agnoli sarebbe contiguo. Peraltro il periodico online “Corrispondenza romana” presenta il ricercatore trentino come ottimo apologeta cattolico (la vecchia, abbandonata, ripudiata apologetica!), oltre che collaboratore di molte testate di primo piano ed autore assai prolifico. 

Ad ogni modo nel suo “Alcide Degasperi. Vita e pensiero di un antifascista che sconfisse le sinistre”, uscito nel 2021 per l’editore senese Cantagalli, Agnoli muove dal saggio degasperiano del 1974 di Manlio Goio, suo preside al liceo Prati di Trento, ed assicura che, fin da giovane, lo statista trentino “si nutriva della lettura del Vangelo e di classici della spiritualità, che lo accompagneranno tutta la vita, come l’Imitazione di Cristo”. Ricorda poi che, come asserito dallo storico Craveri, De Gasperi non partecipò in modo significativo allo spirito costituente essendogli a suo avviso estraneo l’umanesimo integrale maritainiano che ne ispirò i lavori da parte democristiana.