di Stelio W. Venceslai



La situazione internazionale riserva sorprese di giorno in giorno. Non è facile seguire l’incalzare degli avvenimenti, che si susseguono con continui colpi di scena. Proviamo a commentarli.

Il primo avvenimento, forse, per i suoi effetti generali più devastanti, è la decisione della Corte Suprema degli Stati di considerare illegale la procedura con la quale il Presidente Trump ha introdotto la sua guerra tariffaria nel mondo. Questa decisione è molto importante perché:

a - l’illegalità dell’aumento dei dazi americani consente agli importatori statunitensi di richiedere al Tesoro federale il rimborso di quanto indebitamente pagato. Un terremoto finanziario;

b – non è chiaro, adesso, quale sia il livello dei dazi americani. Quello di prima degli aumenti? Quello esistente maggiorato, come avrebbe deciso Trump, del 15%? Questa incertezza genera una grande confusione ed irritazione sul mercato mondiale:

c – la Corte Suprema è composta da giudici la maggioranza dei cui membri è stata nominata dallo stesso Trump. È una rivolta contro il suo arbitrio?

d - dopo questa sentenza, che rimette in ballo tutta la politica estera trumpiana, scende il consenso che lo ha sorretto fino ad ora. Che accadrà alle elezioni di mezzo termine di novembre?

e – l’Unione europea sta prendendo coraggio e chiede il rispetto degli accordi firmati. Seguiranno altri Paesi. Le tariffe non sono un tiro e molla a piacimento di Trump.

Il secondo problema è il Board of Peace. Non è un organismo emanazione degli Stati Uniti. È un’iniziativa personale di Trump che se ne proclama Presidente a vita e dichiara che le sue decisioni sono inappellabili. Chiede un miliardo di dollari a chi vuole entrare nel club.

Che farà il Board?  In teoria dovrebbe occuparsi della ricostruzione di Gaza, ma i Palestinesi, che ci vivono, ne sono esclusi. Al Consiglio di Sicurezza delle N.U. Cina e Russia si sono astenute. L’Unione europea è molto perplessa. L’Italia, non si sa perché, come il parente povero affamato (piatto ricco mi ci fitto), non partecipa ma fa l’osservatore. Una scena penosa da guardoni impotenti e una scelta indegna che la Meloni ci poteva risparmiare.

Il Board, però, pare che si occuperà anche dell’Ucraina.  Con ottanta o quasi guerre in corso nel pianeta, diventa l’alternativa personale di Trump alle Nazioni Unite. Un pateracchio osceno.

Il terzo problema è l’Iran. Khamenei, la Guida Suprema (sei figli e due nipoti), è molto indaffarato. Schiera la flotta e drizza i missili contro le navi americane che fronteggiano le coste iraniane. Nel frattempo gli studenti insorgono di nuovo e la polizia continua ad impiccare al ritmo di cinquanta esecuzioni al giorno. I boia sono stremati.

Ma che farà Trump? I negoziati a Ginevra vanno a rilento.  Trump sbraita e minaccia, ma non si muove foglia. Della libertà in Iran non si parla e neppure della rimozione del regime dei preti sciiti. Quello che a lui interessa (e ad Israele) è il nucleare. Risolto quello finiscono le smargiassate. Gli studenti possono aspettare. Hanno tempo. Sono giovani, loro.

Il quarto problema è l’Ucraina martire. Siamo all’inizio del quinto anno di guerra. L’Ucraina è distrutta con quasi un milione di vite umane perdute, ma non molla. Dall’altra parte la Russia è affamata di tutto. Le sanzioni e l’economia di guerra stanno rendendo la vita impossibile alla gente, tranne che a Putin. Persevera nell’operazione speciale ma non ce la fa. Ha messo il Paese nelle mani della Cina, di cui  è diventato tributario, il rublo è ai minimi storici, ingaggia mercenari all’estero per rimpolpare l’esercito, dissanguato da un milione e mezzo di perdite umane, tra morti e feriti, 

Qualcuno ha stimato che, con questo ritmo e un altro milione di morti, fra due anni e mezzo, firse, potrà occupare tutto il Donbass. Un fallimento totale per l’emulo di Pietro il Grande.

Putin è stato peggio di Medved (quello che definiva i Francesi mangiatori di rane e gli Italiani mangiatori di spaghetti). Non sembrava possibile, ma c’è riuscito. Medved, in Russia, fa il paio con Vance, in America, quello che definiva gli Europei scrocconi alle spalle di Washington.

Devo dire che il livello dei nostri politici è quasi migliore se paragonato a questi signori.

Il quinto problema è la Cisgiordania. Non se ne parla e proprio per questo la cosa è preoccupante. 

La Knesset (il Parlamento israeliano), qualche mese fa decise che la Cisgiordania fa parte del territorio d’Israele. Proprio come urlavano i dimostranti filo palestinesi, con la differenza che dal Giordano al mare ci sta adesso Israele. 

Trump fece fuoco e fiamme con Netanyahu, perché non era il caso di fare annessioni ma, per l’intanto, in Cisgiordania si distruggono gli ulivi, se ne impedisce con la forza il raccolto, si attaccano gli stessi attivisti ebrei e quelli internazionali venuti in aiuto dei Palestinesi, si bastonano i contadini palestinesi e si abbattono le loro case. L’Onu chiede invano che si sospendano le demolizioni dei villaggi palestinesi, attuate prendendo a pretesto esigenze militari. Ma l’intento è chiarissimo, è quello di spingere i Palestinesi ad andarsene verso non si sa dove. Nessuno interviene (neppure il Board) e l’Autorità palestinese, con un Capo ultranovantenne, Abū Māzen, ma inamovibile non esiste. 

Ultima perla: il nostro Di Maio, già bibitaro, già Ministro di questo e di quello, già Ministro degli Esteri, poi inviato speciale dell’Unione europea in Medio Oriente, ora è stato nominato, (apertis meritis) professore onorario in un’Università britannica.

Se fossi la sua mamma sarei orgogliosa di una carriera tanto esaltante. Come cittadino italiano, invece, provo tanta vergogna.