IL SEGRETARIO POLITICO NAZIONALE

 

Con questa riunione del Consiglio Nazionale avviamo la fase preparatoria del Congresso Nazionale che propongo venga celebrato il 5 e 6 marzo 2022 delegando gli adempimenti tecnici alla Direzione nazionale.

Sarà un periodo politicamente intenso caratterizzato dalla elezione del nuovo Presidente della repubblica e dalle vicende politiche che attorno a questo evento si svilupperanno.

Seguiremo con attenzione e con la dovuta partecipazione l'evolversi della situazione politica prima e dopo l'elezione del presidente per le opportune valutazioni e le scelte conseguenti.

Questa fase precongressuale deve però essere utilizzata non solo per gli adempimenti organizzativi necessari per eleggere le rappresentanze a tutti i livelli, ma per una riflessione sullo stato del Partito, e la necessità di rielaborarne le strutture e il progetto politico.

Il Congresso dovrà fare la sintesi di una necessaria preliminare elaborazione politico culturale su tematiche che toccano la modalità della nostra presenza politica ed organizzativa in una società in continua trasformazione sviluppando le iniziative propositive e operative che ci possono rendere partecipi e protagonisti rispetto allo scenario politico e parlamentare e alle possibili ipotesi di alleanze e di governo del Paese.

Recentemente mons. Nunzio Galantino, in occasione del festival della dottrina sociale svoltosi a Verona, ha affermato testualmente di vedere con favore "un partito di ispirazione cristiana guidato da laici capaci".

Preliminarmente ritengo sia necessaria una riflessione sul ruolo di un partito di ispirazione cristiana che riproponga - attualizzati e tradotti politicamente - i valori ispiratori della Dottrina sociale della Chiesa e dell’Umanesimo Cristiano, interpretati e attualizzati dal recente Magistero ecclesiale: Caritas in veritate, Evangelii gaudium, Laudato sì’ e Fratelli tutti.

L'identità del partito si costruisce sui temi e sugli obiettivi che ne caratterizzano l'impegno politico. Tutela della Famiglia, solidarietà, accoglienza, diritto al lavoro, difesa della vita e della dignità della persona umana, difesa e custodia del creato.

Questi temi costituiscono il nostro DNA e sono le cose che contano, che ci rendono riconoscibili e chi procurano il consenso, come ha ribadito recentemente Cuffaro nella manifestazione nazionale di "Noi per l'Italia "svoltasi recentemente a Palermo.

Inoltre, le recenti encicliche papali Laudato Sì’ e Fratelli tutti delineano scenari nuovi aprendo soprattutto sui temi dell'ambiente, della fratellanza, della lotta alle disuguaglianze e della attenzione agli ultimi, posizioni che ripropongono la centralità della persona umana rispetto all'avanzare selvaggio di uno sviluppo basato sulla rendita finanziaria e sullo sfruttamento esasperato delle risorse umane e naturali.

In una società sempre più secolarista abbiamo da tempo proposto la necessità di un modello basato su un nuovo umanesimo, ma registriamo che la logica del profitto è sempre più esasperata e che i criteri di valutazione delle persone sono sempre più affidati ad un algoritmo, a una intelligenza artificiale che condiziona i modelli organizzativi al limite dello sfruttamento.

I casi dei raiders o delle grandi aziende di vendita per corrispondenza sono emblematici.

Negli anni sessanta si denunciava l'alienazione provocata dalle catene di montaggio, oggi i criteri di organizzazione del lavoro sono più disumanizzanti.
L'ingresso massiccio degli automatismi nei processi produttivi è certamente determinato dalla volontà di abbattere i costi e aumentare i profitti, ma è pur vero che la qualità può essere garantita solo dal lavoro umano ben retribuito e preceduto da una lunga formazione.

Occorre una normativa europea che entri in vigore immediatamente in Italia per regolare e difendere i modelli organizzativi delle aziende con una disciplina uniforme per tutti i Paesi dell'unione europea al fine evitare posizioni dominanti e distorsioni concorrenziali nel mercato del lavoro.

Certamente la tecnologia digitale è sempre più al centro dell'economia globale ed è entrata nelle nostre vite cambiando per sempre il modo di studiare, lavorare, fare acquisti, divertirsi.

In sostanza si ripropone la questione antropologica che determina la concezione del mondo e le scelte etiche ed esistenziali.

Papà Francesco nell'enciclica Laudato si' afferma che "diventa attuale la necessità impellente dell'umanesimo che fa appello ai diversi saperi per una visione integrale e integrante".

Abbiamo scoperto, la realtà virtuale pluridimensionale e con il Metaverso - a interconnettere il mondo reale con quello virtuale; con lo smartphone riusciamo a parlare con gli assistenti vocali o siamo legati alle piattaforme informatiche come Spid, app., io, green pass ecc, che controllano i nostri dati pur migliorando la nostra vita.

In sostanza la rivoluzione digitale prepara un futuro dove la centralità della persona umana va ridisegnata.

Noi sosteniamo la necessità di promuovere un nuovo umanesimo, ma dobbiamo capire come questo può conciliarsi con una società sempre più secolarista e in profonda trasformazione socio-economica.

In sostanza occorrono più garanzie per i diritti umani e le libertà fondamentali, attraverso una corretta combinazione tra sviluppo economico, tecnologia, democrazia.

Questo è uno dei temi che proponiamo all'attenzione del dibattito congressuale.
Un altro tema che abbiamo davanti a noi, è l'assetto istituzionale del Paese, la sua modernizzazione e il ruolo delle forze politiche.

La massiccia astensione dal voto ha ridotto notevolmente la partecipazione dei cittadini all'impegno sociale, civile, pubblico.

La crisi dei Partiti, ridotti ad aggregazioni parlamentari attorno al capo politico di turno, ha determinato lo svuotamento dei meccanismi democratici e l'incapacità della politica di rinnovarsi.

Occorre oggi, riparare e rigenerare il tessuto democratico attraverso una legge elettorale che restituisca ai cittadini il potere di scegliere i propri rappresentanti. Il PD, al tempo della riduzione del numero dei parlamentari, aveva condizionato la propria adesione all'impegno per l'approvazione di una legge elettorale proporzionale. Oggi l'on. Letta ritiene funzionale alla sua strategia del campo largo un sistema elettorale maggioritario.

Ci auguriamo che, dopo l'elezione del Presidente della Repubblica, si possa determinare in Parlamento un orientamento maggioritario favorevole al sistema elettorale proporzionale.

Noi come D.C. siamo tradizionalmente e convintamente a favore del sistema proporzionale, perché consente, non solo di evitare la rigida contrapposizione destra - sinistra, ma rende possibile una aggregazione tra le forze moderate e riformiste, garanzia di equilibrio e stabilità di governo.

Se gli elettori, astenendosi massicciamente dal voto, continuano a non identificarsi nell'offerta politica attuale il rischio è di una progressiva crisi di rappresentanza per la democrazia italiana.

La soluzione non sta nella possibile alternanza tra la destra a trazione sovranista e populista e una sinistra che ipotizza un campo largo coinvolgendo in una identità indefinita l'estremismo di sinistra e il radicalismo confusionario dei cinque stelle.

In Italia più che di alternanza si pone un problema di transizione politica, con un sostanziale riequilibrio degli assetti politici e parlamentari con una rilevante e determinante presenza nelle ipotetiche maggioranze di governo delle forze politiche centriste.

Il dibattito sul centro, al di là del riferimento geometrico, si articola sulla ipotesi di una possibile aggregazione, una sorta di contenitore politico, magari di forma federativa che coinvolga forze di diversa matrice culturale ma riconducibili all'area liberal democratica e a una matrice politica di ispirazione cristiano popolare.

In sostanza si potrebbe ipotizzare un soggetto politico plurale che con il proporzionale potrebbe giocare un ruolo attrattivo e condizionante sugli assetti politici e parlamentari, ma che con il maggioritario, schiacciato tra i due schieramenti, difficilmente manterrebbe una autonoma e unitaria capacità di rappresentatività politica.

Oggi però purtroppo crescono i partiti personali, Renzi, Calenda, Toti, Brugnaro, buon ultimo Mastella tutti nati e protesi per una operazione prevalentemente di tipo parlamentare.

Noi invece siamo impegnati a costruire un partito partendo dalla società, dai cittadini, con un percorso forse più complesso ma meno effimero.

Non per questo disdegniamo le alleanze e guardiamo anzi con attenzione alla possibile convergenza con le forze politiche dell'area liberal-democratica, ma soprattutto a quel variegato mondo associativo, cristianamente ispirato, che pur tra complesse articolazioni sociali, culturali, imprenditoriali esprime una crescente attenzione all'impegno politico.

Abbiamo constatato con rammarico nelle recenti tornate elettorali che la possibilità di ricomporre seppur in parte la diaspora democristiana si è scontrata con l'auto-referenzialità delle varie componenti e in particolare dell'U.D.C. ormai apertamente e strettamente legata con la destra politica.

Noi, come abbiamo sempre sostenuto, ribadiamo che la nostra missione non era quella di creare un partito bonsai, un'ulteriore piccola formazione politica da mettere sul mercato elettorale.

Noi proponiamo con il progetto della D.C., di traghettarla in una dimensione più ampia e costruire un progetto aggregativo mirato, per quanto possibile, all'unità dei cattolici democratici.

Bisogna con pazienza e con determinazione favorire il dialogo con i possibili interlocutori, convinti che manca nello scenario politico italiano una forza politica cristianamente ispirata.

Il nostro riferimento è l'area del popolarismo europeo ma, pur nella salvaguardia dell'identità originaria la D.C., deve uscire dal tradizionale recinto della diaspora democristiana e aprirsi al confronto e alla contaminazione delle nuove energie che emergono dal territorio, dalla società civile, da un mondo che ha tanti valori che ci accomunano e che possono tradursi in un comune progetto politico.

In tal senso Il Congresso e la sua fase preparatoria devono essere una occasione di dibattito e di elaborazione di idee per costruire una nostra proposta politica e programmatica.

Il dibattito congressuale deve inoltre affrontare i temi legati alle scelte del Governo rispetto ai programmi di sviluppo del Paese.

Ci sono problemi pressanti posti non solo dall'emergenza sanitaria, ma dalle crescenti disuguaglianze sociali e territoriali, dalla carente politica infrastrutturale, dalle incertezze sui temi della sicurezza e dell'accoglienza.

La politica fiscale e i temi del lavoro delle pensioni, rischiano inoltre, con lo sciopero inopportuno proclamato dalla CGIL, di riaprire il conflitto sociale che pur nella necessità di interventi perequativi e di sostegno necessita di confronto e di intese tra Governo e sindacati.

Inoltre occorre un piano di interventi di contrasto al dissesto idrogeologico e alle trasformazioni climatiche, ed un programma concreto a sostegno della scuola e per l'occupazione soprattutto giovanile.

Gran parte di questi problemi potranno essere affrontati con i fondi del PNRR in un confronto ancora aperto con le forze politiche e le Regioni al fine di individuare strumenti straordinari per rispettare procedure e tempi europei e garantire gli investimenti necessari evitando sprechi e spese improduttive.
Certamente tutto questo richiede capacità di governo e stabilità politica che l'imminenza della elezione del Presidente della Repubblica rischia di compromettere.

A mio giudizio sarebbe auspicabile confermare il tandem composto dal presidente del Consiglio Draghi e dall'attuale Presidente della Repubblica.
La corsa al Quirinale può provocare uno sfilacciamento dell'equilibrio politico in atto e il possibile scioglimento anticipato del Parlamento con una campagna elettorale fortemente conflittuale.

Ci auguriamo prevalga il senso di responsabilità e la volontà di scegliere una soluzione di alto profilo largamente condivisa e garante della stabilità di Governo in una fase di perdurante emergenza sanitaria e di necessario impegno per l'attuazione dei programmi previsti dal PNRR.

Salvo imprevisti il rinnovo del Parlamento dovrebbe avvenire nel 2023, ma già il prossimo anno si preannuncia pieno di scadenze politiche ed elettorali.
E' prevista un'ampia tornata di elezioni amministrative interesseranno molti comuni insieme a importanti capoluoghi di Regione, tra gli altri Palermo, Genova, Catanzaro e in Sicilia si terranno le elezioni regionali.

Nella passata tornata elettorale, pur nelle indubbie difficoltà strutturali, siamo riusciti a garantire una presenza in gran parte del territorio nazionale.
In Sicilia il Partito ha conseguito risultati tra il 5 e il 10 % collocandosi ai primi posti tra le forze politiche in lizza.

E' un risultato certamente dovuto all'impegno del Commissario regionale Totò Cuffaro, ma che premia la D.C. rilanciandone la presenza politica ed elettorale ed è di buon auspicio per una ulteriore crescita sul piano nazionale.

Certamente rifletteremo sul tema delle alleanze nella convinzione che le interlocuzioni sono possibili se si ha consistenza elettorale e un valido progetto politico identitario.

Questa volta dovremo essere ancora di più presenti e protagonisti.
Quelli da me elencati, saranno ovviamente non i soli, gli aspetti tematici congressuali che un gruppo di lavoro, coordinato dall'on D’Agrò, provvederà a riportare a sintesi acquisendo i documenti e le proposte che emergeranno dal dibattito precongressuale.

Il Presidente Gubert, curerà con un apposito gruppo di lavoro il coordinamento delle proposte di modifiche statutarie che perverranno e che saranno sottoposte all'esame del Congresso nazionale.

Occorre certo ripensare la forma partito, non soltanto snellendo la normativa esistente, ma revisionando sostanzialmente uno statuto che era dimensionato per una forza politica che governava il Paese con una rappresentatività elettorale e parlamentare di grandi dimensioni.

E' impensabile riprodurre un grande apparato centralizzato e bisogna invece valorizzare e responsabilizzare le strutture territoriali con una reale attribuzione di autonomia politica e gestionale.

Il congresso dovrà dare ampio spazio ad una nuova classe dirigente soprattutto giovani e donne.

E' un processo che dobbiamo far partire dal basso per dare nuova linfa vitale al Partito già dalle strutture territoriali.

Al tempo stesso bisogna adeguare i meccanismi di comunicazione e di presenza nell'ambito comunitario attraverso iniziative associative e una interlocuzione operosa con quanti in varie forme si avvicinano all'impegno Politico.

Noi non vogliamo essere solo i tutori di una memoria storica, ma i portatori di un progetto politico che attualizza i valori e i riferimenti culturali del popolarismo sturziano rispetto ad una società in profonda trasformazione per un impegno che ci porti in sintonia con il Paese i suoi bisogni le sue aspettative.

Con il Congresso in definitiva misureremo la nostra capacità di costruire un futuro che ci veda protagonisti e non semplici spettatori nello scenario politico e parlamentare che si delineerà davanti a noi.