Il trionfo della retorica

 

Tutto il mondo si è collegato con la Piazza Rossa per il 67° anniversario della fine della 2° Guerra mondiale che non interessava nessuno. Roba vecchia, ma era importante sapere cosa avrebbe detto Putin sulla situazione ucraina.

Ebbene, non ha detto nulla. Gli analisti si sforzeranno d’interpretarne in mille modi il pensiero ma sarà difficile cavare qualcosa dall’enigma russo. C’è una realtà sanguinosa e terribile, la guerra in Ucraina, c’è una realtà minacciosa che grava sul mondo, l’opzione nucleare, c’è il palese fallimento dell’operazione speciale con la quale Putin contrabbanda l’invasione in uno Stato sovrano in nome di un presunto nazifascismo ucraino. Di tutto questo: nulla.

Putin ha rievocato un conflitto di settant’anni fa, novello Tolstoi sulla guerra napoleonica contro la Russia degli Zar. La Russia è eterna, invincibile, e il suo primo bene e obiettivo è l’indipendenza. Quella russa, non quella degli altri.

Evocare lo spettro del nazismo fa sempre bene, come richiamare alla democrazia popoli presunti antidemocratici. È il pulpito da cui vengono queste evocazioni che lascia perplessi.

La NATO, asfittica e morente a detta dei suoi principali membri (USA, Francia, Germania), è il nemico.  La Russia, che occupa la Georgia, è in Siria e in Libia, si espande in Kazakistan, annette la Crimea e vuole annettersi il Donbass, è minacciata.

La Russia ha un arsenale atomico con circa 6.000 testate nucleari in grado di distruggere venti volte il pianeta. Possiede un missile capace di colpire con ordigni atomici in pochi minuti a 19,000 km di distanza e in grado, quindi, di raggiungere tutte le capitali dei Paesi NATO. Secondo il sito Global Firepower 2022, la Federazione russa è la seconda potenza militare del mondo, appena dopo gli Stati Uniti e poco prima della Cina (l’Italia è all’undicesima posizione).

Il fatto che, poi, sia una potenza economica secondaria nella graduatoria dei Paesi più ricchi del pianeta è irrilevante. Il PIL della Cina è tre volte superiore a quello russo, che che si situa accanto alla Spagna, ma la Spagna ha 47 milioni di abitanti, mentre la Russia ne ha 144 milioni.

Che la Russia si senta minacciata è solo ridicolo. Purtroppo, la sua gente ne è convinta.

La retorica dominante lascia perplessi. Può avvincere un grande popolo, perché tocca temi sensibili e fondamentali, come l’orgoglio d’essere russo, come la fierezza per una guerra combattuta e vinta (con l’aiuto degli Americani). Il ritorno al passato preoccupa, così come vedere sfilare la bandiera russa accanto a quella sovietica. La fusione tra la Russia zarista e quella sovietica è stata consacrata nella nuova Federazione russa. L’Impero non si tocca.

A parte questo e il doveroso omaggio al sacrificio di chi è morto per la patria, resta l’operazione speciale, con tutti i suoi risvolti militari e negoziali.

La grande occasione del 9 maggio per capire le intenzioni del Cremlino è sfumata. Putin, in questo, è stato molto abile. Nessuna minaccia, nessuna proposta. L’Ucraina è solo un incidente trascurabile nella storia del grande popolo russo, solo una necessaria repressione contro lo spettro di una rinascita nazista.

La parata impressionante è fumo negli occhi. Siamo tornati ai tempi dei soldatini in riga di Federico di Prussia, fantoccetti ben vestiti pronti a morire. Per chi, per il Donbass?

I bambini delle elementari che sfilano in divisa ci ricordano tempi passati: un popolo in armi, la retorica della guerra onnipresente, una marea di voci osannanti il leader di turno, tutti contenti e felici, inquadrati in futuri reggimenti al passo dell’oca. Come nella Corea del Nord. Un revival festoso, colorato, inutile.

Abbiamo già visto questo film, nelle parate naziste a Berlino e a Monaco, nelle folle osannanti a Piazza Venezia, nei cortili della vecchia Gioventù italiana del Littorio. Abbiamo visto come è finita.

La politica di potenza è impressionante ma è un fuoco di paglia. In Vietnam e in Afghanistan gli Stati Uniti hanno battuto in ritirata. Anche la Russia abbandonò Kabul quando si rese conto che la guerra non risolveva nulla.

Il consenso entusiastico delle folle è una droga potente. Putin non è uno psicopatico o un temerario. È in grado di dirigere e di reprimere, come in tutte le dittature che si reggono sulla forza della retorica e sulle dimostrazioni militari. Purtroppo, è un po’ addietrato nei tempi. Crede di essere ancora nel 1945, nonostante la modernità delle sue armi. Un po’ più indietro è il suo Patriarca, Kyrill, che auspica una crociata contro l’Occidente corrotto.

Vogliono ridisegnare l’assetto mondiale sotto l’usbergo della pax russa, non molto diversa da quella sovietica.

Ne hanno fatto le spese milioni di persone.

Non si può dimenticare.

 

Stelio W. Venceslai