di Ettore Bonalberti

 

È dal 2012 che con diversi amici ci impegniamo per la ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Tanto sul versante della rifondazione democratico cristiana, dopo la sentenza della Cassazione che aveva stabilito la mai intervenuta fine giuridica del partito storico, che su quello di una più ampia ricomposizione al centro questi tentativi sono sin qui falliti. Tutte operazioni tentate per ricomporre i diversi frammenti sparsi della diaspora democristiana, divisi tra quanti puntano a collegarsi con l’area della destra (Rotondi e Merlo) e coloro che guardano a sinistra, come gli amici del Centro democratico di Tabacci e collegati all’esperienza di Tempi Nuovi (D’Ubaldo).

Personalmente continuo a ritenere, con gli amici di Iniziativa Popolare, che sarebbe più opportuno procedere prima alla ricomposizione delle diverse casematte, utilizzando l’opportunità di sostenere la raccolta firme per le due Leggi  di Iniziativa Popolare (LIP): la prima, per il ritorno alla legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze (strumento funzionale al progetto della rinascita di un centro politico nuovo, ampio e plurale, distinto e distante dalla destra e dalla sinistra) e, la seconda, per il cancellierato sul modello tedesco. Tentativo per contrastare la deriva autoritaria del progetto del premierato della destra, che intende sovvertire l’equilibrio dei poteri costituzionali, con un premio di maggioranza che ricorda la famigerata legge Acerbo, quella che permise a Mussolini la conquista “legale” del potere assoluto nel parlamento italiano.

Avevamo sperato che le elezioni regionali, nelle quali vige la legge elettorale di tipo proporzionale, seppur con sbarramento, fossero l’occasione per favorire il progetto e nel Veneto ci avevamo provato con la lista dei Popolari per il Veneto, il cui esito si è rivelato fallimentare: 9000 voti al candidato Bui alla presidenza e 6000 voti alla lista. Troppo pochi per ambire a riportare, dopo trent’anni, un candidato di area democristiana e popolare in consiglio regionale. Se a livello centrale scontiamo le difficoltà di procedere alla ricomposizione, per il prevale degli interessi “particulari” dei diversi capi e capetti, soprattutto impegnati a garantirsi qualche posizione sicura a destra o a sinistra, anche a livello delle regioni in cui si è votato, si è riscontrato, nonostante la proporzionale, il prevale della tendenza tripolare dell’elettorato che si è diviso tra astensione dal voto ( oltre il 51%) e la preferenza  alle coalizioni di destra o di sinistra.

Credo che, fatte queste verifiche, sia indispensabile tornare alla fondamentale esperienza sturziana della ripartenza dalla base. Finito il tempo dei grandi partiti politici portatori degli interessi e dei valori presenti nella realtà sociale, serve ricostruire momenti di partecipazione democratica, che si potrebbero favorire con l’avvio di comitati civico popolari nei quali discutere con elettrici ed elettori sui temi locali e globali. Da parte di noi cattolici democratici, liberali e cristiano sociali, dovremmo essere portatori di valori ispirati dalla dottrina sociale cristiana e dalla volontà di difendere e realizzare compiutamente quelli della Costituzione repubblicana, favorendo l’emergere di indicazioni di programma locali e globali declinati sull’equilibrio degli interessi tra ceti medi e classi popolari.

Quanto ai valori, siamo sostenuti dagli insegnamenti delle encicliche sociali della Chiesa cattolica, madre e maestra anche e, soprattutto, in questa fase di crisi drammatica, dopo la fine della globalizzazione e l’emergere dei nuovi autoritarismi che, superando il tempo dello stato di diritto, stanno imponendo la legge del più forte a Oriente come a Occidente. Quanto alla mediazione degli interessi, ci soccorre la Costituzione dei padri fondatori, a partire dagli articoli 3 e 53.

Dall’incontro e confronto democratico dei comitati civico-popolari, oltre all’emergere di proposte politico amministrative condivise, potranno pure scaturire le nuove classi dirigenti espressioni dirette di quelle realtà. Trattasi di un processo totalmente rovesciato rispetto al passato, che deve nascere dalla base e non dalla sommatoria impossibile degli interessi contrapposti dei consumati interpreti della vicenda politica nazionale.