di Ruggero Morghen



Quel pane di Farina – di don Marcello Farina -, derivante da una suggestione di Enzo Bianchi (“Il pane di ieri”) epperò indigesto ad alcuni, fu spezzato dal sacerdote trentino appena scomparso a Tione per Piergiorgio Cattani e la Casa editrice Il Margine. Un “pane” – si precisava – fatto di fede, filosofia, pensiero, ricerca, relazioni, domande, incontri, scelte controcorrente effettuate lungo cinquant’anni e più. Briciole di filosofia – aggiungeva Cattani – che don Marcello ha dispensato a generazioni di studenti, in un ideale convivio aperto a tutti.

Nell’incontro coll’amico-autore, avvenuto a più riprese ma sempre all’ora del vespro, don Farina assicurava di aver cercato di rendere la sua vita personale una risorsa per la comunità, mentre nella storia della Chiesa egli vedeva i germogli nuovi di papa Francesco: germogli d’una Chiesa che egli stesso - rivendicava - aveva fin dall’inizio immaginato. Per lui Bergoglio è l’uomo della strada che trova il suo assenso dal basso: attorno a lui, infatti, egli vedeva “un’ondata di condivisione del popolo, di un’infinità di persone” piuttosto che l’interessata acquiescenza dei potenti. 

Il modernismo? San Pio X e i suoi collaboratori l’han distrutto con una violenza degna di miglior causa, in una pagina – riteneva don Marcello – “tristissima per il cattolicesimo contemporaneo”. “Quanto a noi – diceva con soddisfazione lo scomparso sacerdote trentino alludendo ai seminaristi della sua generazione – abbiamo accompagnato alla pensione gli ultimi dinosauri, portando a compimento l’impostazione tridentina della scienza teologica”.

Anche le sue conversazioni con Cattani sono pensate e svolte come fossero (e in effetti lo sono) “al tramonto d’un mondo”. Il tramonto che ora – è notizia confermata da poco – è anche il suo nella vita terrena.