di Ruggero Morghen



Teresa Franchini (1877-1972), attrice di lungo corso, era la signora di Santarcangelo di Romagna. Iniziò la sua carriera nel teatro, dove affrontò la fase di apprendistato sotto i vigili insegnamenti di Luigi Rasi, ed entrò in seguito in alcune fra le più importanti e prestigiose compagnie italiane dell’epoca, come quella di Virgilio Talli. Tra le sue recite più apprezzate, la doppia interpretazione - dapprima nella parte di Candia, poi in quella di Mila - nella tragedia dannunziana La figlia di Iorio. In tale occasione sostituì, in un primo tempo, Giacinta Pezzana e successivamente Irma Gramatica.  Nel 1905 fu scritturata ancora una volta per una tragedia dannunziana: La fiaccola sotto il moggio, nella quale interpretò magistralmente la figura di Gigliola. 

La voce squillante, la dizione limpida e modulata furono da sempre caratteristiche primarie della sua arte recitativa. “Quanto non esprime il suo viso - osservava Polese ne L'Arte drammatica- sa esprimere la sua voce, che è calda, affascinante, in certi momenti commovente". “Nel 1906 – informa Emanuela Del Monaco – Teresa sposò il Fumagalli e, da allora, seguì nelle sue alterne fortune l’attività teatrale del marito. Iniziò una nuova fase della sua carriera di attrice: conobbe per la prima volta l'insuccesso, l'indifferenza del pubblico, la tristezza dei teatri vuoti; ma seppe andare avanti conquistata dalla forza degli ideali del Fumagalli, le cui ardite messe in scena rappresentavano a quel tempo una novità assoluta in Italia”. 

La signora di Santarcangelo fu in contatto con le maggiori personalità letterarie dell’epoca. Le scrivevano, tra gli altri, Giovanni Pascoli, Gioacchino Volpe, Alfredo Panzini e Marino Moretti. Edmondo De Amicis la chiamava “Santarcangiolina” e Salvatore Montanari “la nostra diva Teresa”. Cesare Andri le fa un ritratto e nel 1970 Renzo Allegri la intervista per il settimanale “Gente” (lei allora ha più di 90 anni) e titola senza troppa pietà: “Ho insegnato alle oche a recitare Shakespeare”. Già nel 1930, però, Camillo Antona Traversi la annoverava, insieme a Virginia Reiter e Tina di Lorenzo, tra “le grandi attrici del tempo andato”.  Ad Antonio Baldini Teresa confessa nel 1927: “Ho vissuto molto tempo lontana dal teatro delusa di tante cose e ho fatto molti capricci”.

Dopo la recitazione, l’insegnamento. “È la mia unica ragione di vita” dichiara nel 1960. E aggiunge: “Senza i miei corsi di recitazione mi sentirei inutile”. Presso il Centro sperimentale di cinematografia Teresa accoglie a Roma un giovanissimo suo concittadino: Paolo Carlini, per i familiari e gli amici “Nino” (anche Teresa affettuosamente lo chiamava così). Lui, scrivendone alla mamma Clora e alla nonna Venusta (“Noi in Romagna usiamo questi nomi qui” direbbe la signora Coriandoli), la chiamava “la signora Teresa”, aggiungendo che “tutto in lei è poesia quando recita”. Le lettere di Carlini alla madre – conferma Pier Angelo Fontana, già direttore della biblioteca “Baldini” – confermano l’importanza del magistero della Franchini nel far nascere e sviluppare in lui la passione per l’arte della recitazione. 

A Roma prima e poi a Santarcangelo Teresa ha, anche privatamente, molti allievi, tra cui Piero Bugli, uno degli ultimi suoi devotissimi, che rivela: “Anche Raffaella Carrà, prima di venire a Roma, era andata a lezione dalla Teresina”. In effetti dal 1952 la Franchini dà lezioni a Raffaella Carrà, che ha solo 9 anni ed è ancora Pelloni. Nello stesso anno Raffaella compare nel film di Mario Bonnard “Tormento del passato”: c’è da credere che, nell’ottenere quella parte, ci fosse lo zampino della sua maestra di Santarcangelo.