di Ruggero Morghen
Quelle di santa Chiara e san Francesco sono, a Riva del Garda, le uniche due statue in legno presenti nell’Arcipretale di Santa Maria Assunta (a parte quella della Madonna della Cappella del Suffragio, che faceva però parte dell'antica Pieve). Collocate ai lati dell’altare dedicato a sant’Andrea apostolo (del 1775, di ignoto), da qualche giorno illuminato in modo nuovo, esse provengono – informa la professoressa Maria Luisa Crosina, che ne ha scritto per il nuovo Annuario della SAT rivana - dalla soppressa chiesa di San Francesco e vegliano sulle reliquie del beato Pacifico Riccamboni, uno dei primi seguaci del Santo d'Assisi. “Sacra tumulus hic ossa recludit” è l’incipit della relativa iscrizione, datata 1653.
Presso l’altare di sant’Andrea esisteva – informa Lucillo Sarti - un banco riservato alla famiglia Riccamboni ma che andò perso quando i vecchi banchi vennero sostituiti con gli attuali. Nel testamento per cui venne redatto lo statuto alla base della Fondazione Stipendia Riccamboni vi è poi una clausola in base alla quale l'arciprete rivano dovrebbe dire una Messa al suddetto altare nel giorno del compatrono della città.
Col beato Pacifico, che “fu di patria rivano, di casa Riccamboni” (Mariani) e “putatur seraphici Patriarchae nostri discipulus” (Tovazzi), siamo in effetti agli inizi del movimento francescano in Trentino. “Beatus Pacificus domo Ripa Tridentinorum, unus fuit ex primis sodalibus franciscalibus”. Il beato Pacifico, “una delle prime piante che s. Francesco ha trapiantato e accolto nel suo serafico Ordine”, si sarebbe inoltre recato a Trento per fondare il convento di san Francesco e ricevere in dono dal vescovo la chiesa di san Michele coll’annessa tenuta. A questo proposito il Bonelli riporta una bolla papale del 1234, in cui si conferma la donazione della Chiesa di S. Michele fatta dal vescovo Gerardo a Fra Pacifico, dove sorse poi il Convento di S. Chiara. Lo storico Tovazzi, peraltro, riferisce di un documento, andato perduto, che avrebbe comprovato la presenza a Riva dello stesso Assisate.
Ricordato come uno dei più intimi e cari amici di S. Francesco e quale storico fondatore del primo convento fuori le mura della città di Riva, “per anni – assicura Antonio Osele - padre guardiano tra i confratelli”, egli è legato a una particolare fonte “di cui l’acqua limpida e fresca – scrive il Mariani – vale contro la febbre e altri morbi e per tale si beve con devozione”. La sua acqua salutare – conferma Giacomo Schmid nel suo libro sui santi e i beati del Tirolo – “dava la desiderata guarigione a varie persone, soprattutto a quelle con la febbre”. Altre notizie sul personaggio si ricavano da un testo di Aldo Riccamboni intitolato “Il beato Pacifico Riccamboni e i suoi famigliari dal 1190 al 1980” ed edito a Trento dagli Artigianelli intorno al 1980.
A riguardo del beato rivano già nel 1926 – dunque esattamente cent’anni fa - Federico Asson invitava ne “I primi francescani nel Trentino” (in “Studi trentini”): “L’Ordine, la diocesi e la città di Riva promuovano un po’ più la causa di questo beato, che purtoppo ora è quasi dimenticato per non dir peggio, tanto più che la diocesi di Trento è piuttosto povera di santi”. Ora c’è, propizia se non provvidenziale a tale riscoperta e promozione, l’occasione dell’ottavo centenario della morte del Poverello d’Assisi, suo ispiratore e maestro: c’è da augurarsi che non vada sprecata.


























