di Ruggero Morghen
“Fratello mondo”, la mostra degli Amici dell’arte aperta a Riva del Garda fino al prossimo 9 aprile presso la galleria civica “Craffonara” (proprio di fronte alla maroniana Spiaggia degli Olivi), è se non prendo errore la prima e finora unica iniziativa culturale per ricordare nell’Alto Garda il Poverello d’Assisi nel centenario a lui dedicato, l’ottavo dalla morte. Una cinquantina le opere esposte: dipinti realizzati con varie tecniche (tra cui stampa gel), ma anche sculture con diversi materiali e composizioni tessili.
In un tempo attraversato da guerre, crisi ambientali e fratture sociali la mostra vuol essere un invito a ritrovare uno sguardo di fraternità verso tutto ciò che ci circonda: l’altro, la natura, il vivente. Ispirata alla figura di san Francesco d’Assisi, essa propone una riflessione artistica su un’idea semplice ma radicale: siamo – ci spiegano gli organizzatori – parte di un unico mondo, in relazione profonda gli uni cogli altri. “Bello vivere il tempo della Pasqua – si legge in un commento nel quaderno dei visitatori – tra espressioni d’arte pura”.
Promuove la mostra un’associazione rinnovata all’esito della recente assemblea generale, con un nuovo direttivo ma con Guido Omezzolli confermato quale presidente. All’inaugurazione l’assessore comunale alla cultura Stefania Pellegrini ha ricordato l’attualità di san Francesco e l’importanza di un’arte che s’interroga – ha detto – sulle tensioni del presente, mentre il vicesindaco di Nago-Torbole Sara Balduzzi ha parlato – con riferimento alla proposta francescana – di una “povertà ricca”. Non è mancato l’intervento della professoressa Maria Luisa Crosina, onnipresente figura di riferimento culturale e quasi simbolo di un fattivo dialogo intergenerazionale, che ha presentato il santo quale pilastro del dialogo interreligioso e propugnatore di un rinnovato rapporto con le donne (Santa Chiara, Frate Jacopa…).
Particolare significato assume l’esposizione nel ricordo del rivano Pacifico Riccamboni, che seguì tra i primi il Poverello d’Assisi e fu fatto beato. Col religioso, che “fu di patria rivano, di casa Riccamboni” (Mariani) e “putatur seraphici Patriarchae nostri discipulus” (Tovazzi), siamo in effetti agli inizi del movimento francescano in Trentino. Il beato Pacifico, “una delle prime piante che s. Francesco ha trapiantato e accolto nel suo serafico Ordine”, si sarebbe recato a Trento per fondare il convento di san Francesco e ricevere in dono dal vescovo la chiesa di san Michele coll’annessa tenuta. A questo proposito il Bonelli riporta una bolla papale del 1234, in cui si conferma la donazione della Chiesa di S. Michele fatta dal vescovo Gerardo a Fra Pacifico, dove sorse poi il Convento di S. Chiara. Lo storico Tovazzi, peraltro, riferisce di un documento, andato perduto, che avrebbe comprovato la presenza a Riva dello stesso Assisate.
A riguardo del beato rivano già nel 1926 – dunque esattamente cent’anni fa - Federico Asson invitava ne “I primi francescani nel Trentino” (in “Studi trentini”): “L’Ordine, la diocesi e la città di Riva promuovano un po’ più la causa di questo beato, che purtoppo ora è quasi dimenticato per non dir peggio, tanto più che la diocesi di Trento è piuttosto povera di santi”. Ora c’è, propizia se non provvidenziale a tale riscoperta e promozione, l’occasione dell’ottavo centenario della morte del Poverello d’Assisi, suo ispiratore e maestro: c’è da augurarsi che non vada sprecata.

























