di Ruggero Morghen



ASerrada di Folgaria, amena località montana trentina, l’ex legionario fiumano Giovanni Comisso scriveva all’amica Olga Signorelli, intellettuale lettone con un’incredibile rete di relazioni nel mondo della letteratura, dell’arte e della filosofia”: “Ieri ò passato la giornata rastrellando per cinque ore qui nei pendii dell’altipiano di Folgaria, i contadini quando s’accorsero che facevo la cosa sul serio, mi dissero: - Comisso, vôlo bevar un po’ de vin -. Poi mi diedero da mangiare togliendosi parte della loro razione”. Ricalcano un poco l’episodio comissiano le vacanze-campeggio dei ragazzi di Gioventù studentesca, l’organizzazione creata da Luigi Giussani, che “a Saccone e a Castel Tesino, in tante occasioni – ricordava don Romano Caset - condividevano il lavoro dei contadini facendo il fieno”. 

Proprio in un campeggio a Saccone, guidato dal sacerdote trentino scomparso in questi giorni, “incontrò la fede un ragazzo di Desenzano, Luca Doninelli, che sarebbe poi diventato un famoso scrittore”. Con parole simili lo ricorda anche il fiorentino Marco Lapi. Nel 1978 Doninelli conoscerà Giovanni Testori, che gli farà scrivere il suo primo libro. Direttore artistico del Teatro Oscar di Milano, lo scrittore bresciano vincerà due premi Selezione Campiello, un Grinzane Cavour e un Super Grinzane Cavour. 

Nelle sue memorie, significativamente intitolate “Ricordi di una vita sacerdotale”, don Romano si soffermò nel 2022 anche sul contributo del compianto Pino Perini alla fondazione e all'avvio della comunità di Cielle nell'Alto Garda trentino, a partire dal 1972 e dopo una volenterosa iniziativa di aiuto alle missioni. Lo stesso Caset fu presente e anzi decisivo nella temperie ecclesiale di quegli anni. Anni vividi di iniziative e di presenza (altra parola-chiave del movimento) e funzionali alla formazione di una generazione che oggi, alle prese con qualche acciacco, veleggia ormai sui 70 e più. 

Un altro personaggio evocato da don Romano è quello di Annamaria Giacomolli di Brentonico, direttrice di una casa dell’Azione cattolica trentina a Predazzo, che nel 1971 ospitò una vacanza invernale di Gioventù Studentesca con oltre cento partecipanti. “Ha ricevuto subito – ricordava don Romano  – le critiche delle sue amiche, direttrici di altre case. Erano sicure che sarebbe stato un disastro. Invece…”. La stessa Giacomolli gestiva a Lizzana “un gruppo secondo il carisma dell’Azione cattolica, guidato inizialmente dal responsabile diocesano, don Severino Visintainer, e poi dalla presidente parrocchiale del gruppo (Giuliana Prezzi Zendri), che poi è diventata presidente diocesana dell’Azione Cattolica”. “Questo gruppo – precisa nelle sue memorie don Caset – usava testi ufficiali dell’Azione cattolica diocesana”.

Gustoso, infine, il ritratto che don Romano Caset fa dell’arcivescovo di Trento monsignor Alessandro Maria Gottardi, sottolineandone l’insospettabile formalismo impermeabile persino alle novità conciliari. “Quando veniva in seminario, per esempio, voleva che ci inginocchiassimo se lo incontravamo in corridoio”. Il timore dei seminaristi trentini era che la scritta sulla facciata, “Seminario maggiore”, venisse mutata – su impulso di mons. Gottardi – in “Seminario teologico di Venezia, sezione di Trento”. 

Questi aneddoti ci son tornati alla mente l’altro giorno mentre accompagnavamo don Romano nell’ultimo viaggio, durante il rito funebre officiato nel Duomo di Trento da mons. Lauro Tisi. Aneddoti di colpo svaniti quando ha preso la parola sua sorella suor Maria Veritas: “Ciao Romano. Sei arrivato prima di me, come sempre. In questo momento i ricordi mi sommergono. Cerco di metterli in ordine: alcuni sono sottili, sfuggenti, gioiosi e dolorosi. Confusi, ma non si possono cancellare. Sono presenti come cose, luoghi, persone, esperienze vissute. Spaziano dal carro di nonno Gigio a quell’ultima Ave Maria sussurrata venerdì scorso. I ricordi, Romano, sono come i libri: li sistemi ma non li trovi mai dove li hai messi. Se ne vanno e ritornano. Non hai bisogno delle foto-ricordo per lasciarli emergere”.