I dipinti di Carlo Pederzolli (1923-2005) sembrano oggi assai apprezzati dal pubblico dei social. Nel centenario della sua nascita il loro autore, di formazione autodidatta, ben meriterebbe dunque un ricordo della sua città – Riva del Garda - che lo vide protagonista di una personale assieme a Romeo Chiesa nel febbraio del 2002, presso la vecchia Galleria Craffonara. Ma Pederzolli, socio di lunga data del Gruppo Amici dell’Arte di Riva e sempre presente alle iniziative dell’associazione, partecipò a numerose manifestazioni artistiche, nazionali e regionali. 

Franco Albino lo ricorda come esempio di una passione per l’arte lontana dagli interessi e dalle convenzioni del mercato, ma unicamente dettata dal bisogno di esprimere in modo compiuto i propri sentimenti ed emozioni. “In tanti anni di pittura – osserva - ha saputo farsi strada e raggiungere livelli di maestria notevoli nel rappresentare la visione e la quotidianità di un mondo ormai diventato solamente un ricordo”. Scrivere di Carlo Pederzolli non è cosa semplice, in quanto era persona riservata e solitaria, come lui stesso amava definirsi. Dalle sue opere però ben emergono la poesia e la sensibilità dell’artista. 

“La sua personale e poetica pittura – prosegue Albino nel breve cenno critico richiestogli dallo stesso Carlo in occasione della personale alla Craffonara (ed è l’unico che ebbe nella sua lunga vita d’artista) - si evidenzia nei paesaggi dai caldi colori, nelle gioiose figurine appena accennate e dipinte con altrettanta freschezza con pennellate nervose e sicure. Il suo stile nel dipingere il lavoro dei contadini, a ricordo di quel mondo agreste a lui tanto caro, infonde serenità e gioia. Nello stesso tempo trasmette un’ombra di malinconia per la memoria di un mondo ormai perduto. Penso che Carlo Pederzolli - conclude Albino - sia riuscito a dipingere, con il colore, anche il colore dei suoi sogni”. 

Sandra Crestani, la nipote, lo ricorda come un uomo molto buono e generoso. Notevole in particolare il suo ottimo rapporto - personale e artistico – con Luigi Pizzini, il maestro per eccellenza, e con suo fratello. Carlo di professione era barbiere e Luigi Pizzini suo cliente. Tra una barba e un taglio di capelli (viene in mente Otello Detoni, altro barbiere-pittore, mentre Edo Colorio – anche lui rivano – era un barbiere-poeta, e Vincenzo Malvinni un barbiere-musicista) gli chiedeva con discrezione un parere sugli ultimi lavori che portava a bottega per avere un confronto - artistico e dialettico - ottenendo dal maestro pareri favorevoli e un costante sostegno.

 

 Ruggero Morghen