Figure ecclesiali nel 1923 



Monsignor Giovanni Maria Sartori, compianto vescovo di Trento, lesse Esperienze pastorali; ne sottolineò, tra l’altro, alcune parti con la penna rossa. In particolare  il sacerdote vicentino fu colpito – come don Facibeni, che pure la sottolineò e morì poco dopo col libro aperto sul tavolo di lavoro - dalla prefazione dell’arcivescovo di Camerino, Giuseppe D’Avack, redatta nel 1957 per la prima uscita del libro. Ne sottolineò infatti “l’esame severo, quasi inesorabile” delle “consuete nostre attività pastorali” e l’esigenza di “una pratica della Religione assai più profonda, coerente, attiva”. Autore del libro era quel don Lorenzo Milani creatore della Scuola di Barbiana ed ispiratore dell’assai nota Lettera a una professoressa. “Il mistico parroco della Barbiana”, come lo definisce Marcello Veneziani (che però lo vorrebbe ricordato come un cattivo maestro), nasce a Firenze il 27 maggio 1923.

Il 10 agosto dello stesso anno muore, invece, a Torino il cardinale Agostino Richelmy. Divenuto dottore in teologia nel 1876, era stato professore del seminario diocesano, esaminatore prosinodale e canonico del capitolo della cattedrale. Eletto vescovo di Ivrea, quindi promosso alla sede metropolitana di Torino, veniva creato cardinale nel concistoro del 19 giugno 1899 e, tre giorni dopo, riceveva la berretta e il titolo di Sant’Eusebio. Prima di essere chiamato nei ranghi della diplomazia vaticana un altro cardinale, Giuseppe Fietta, è a fianco di mons. Ernesto Piovella in qualità di segretario, dapprima ad Alghero, quindi a Oristano e a Cagliari. Ignazio Gabriele I Tappouni (1879-1969), sacerdote dal 1902 e vescovo dal 1913, dopo essere stato vicario patriarcale dell’eparchia di Mardin dei Siri, è arcieparca di Aleppo dei Siri. Vescovo di Coria è quel Pedro Segura y Saenz che Radio Spada presenta come nemico acerrimo delle libertà moderne, del protestantesimo internazionale, della massoneria, del comunismo e anche del nazionalismo smodato. 

Frattanto in Spagna, nella parrocchia di Santa Catarina di Pozoblanco (Cordoba), fa la sua prima comunione per mano del parroco Antonio Maria Rodriguez Blanco, il beato Bartolomé Blanco. Nato nel 1914, “la sua nascita aveva illuminato il Natale di quell’anno, segnato dalla guerra europea e dalla povertà”. Il giovane Blanco s’impegnerà poi nell’Azione Cattolica sulla base delle sue convinzioni cristiane.  Intanto Itala Mela entra a far parte della Fuci fino ad esserne nominata dirigente nazionale, in mezzo a membri della direzione quali i beati Moscati e Pampuri, il servo di Dio Ludovico Necchi e il beato Pier Giorgio Frassati. Nella Fuci la Mela ebbe contatti con padre Agostino Gemelli e fece la conoscenza dell’abate Ildefonso Schuster, di mons. Adriano Bernareggi e mons. Giovanni Battista Montini, assistente ecclesiastico nazionale dell'associazione, su cui fece l'impressione di una giovane generosa, ma anarchica e quasi ribelle. 

Nel 1923 lo stesso Montini, che col nome di papa Paolo VI riconoscerà nel 1965 il movimento dei Focolari, è avviato agli studi diplomatici presso la Pontificia accademia ecclesiastica. Inizia così la sua collaborazione con la Segreteria di Stato. Per cinque mesi, da giugno a ottobre, è a Varsavia in qualità di addetto alla nunziatura apostolica. Anche a distanza, però, continua a finanziare le opere della Biblioteca Morcelliana di Brescia, intesa alla promozione di una “cultura cristiana ispirata”. A ottobre Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, entra, ad appena 11 anni, nel Seminario interdiocesano minore di Feltre. Proseguirà poi gli studi in quello, maggiore, di Belluno. L’esperienza conciliare – nota Cecilia Nonnato - lo indurrà a “valorizzare la Bibbia come strumento pastorale nell’esposizione della tradizionale teologia, a dimostrazione del fatto che la contrapposizione fra Scrittura e tradizione, allora in voga fra i teologi progressisti, era destituita di fondamento”.

 

Ruggero Morghen