Per gli Stati Uniti questo è un momento molto difficile della loro storia.  Dopo l’assalto a Capitol Hill adesso l’ex presidente Trump viene trascinato in Tribunale. Anche questa è una novità. La sgangherata era Trump sta andando avanti con la bieca osservanza dei suoi fedeli, in un contesto confuso in vista delle prossime elezioni presidenziali.

Due uomini si fronteggiano, a questo punto: Biden, un signore più che ottantenne, e un Trump redivivo. Pensare che i destini del mondo siano affidati in gran parte alle decisioni di queste due persone genera sconforto.

Su tratta di un momento molto difficile. La Presidenza Biden non è stata molto incisiva, ma almeno ha tenuto gli Stati Uniti fuori da un conflitto formale con la Federazione Russa, nonostante l’appoggio determinante americano all’Ucraina. Finché ci sarà Biden alla guida, non dovrebbero esserci ripensamenti.  È stata una politica condotta sul filo dell’impossibile, ma finora ha retto. Se mai al potere dovesse andare di nuovo Trump, tutte le ipotesi invece sono possibili.

Trump è un cavallo pazzo. Non ha alcun senso politico, non ha cultura internazionale, è un rozzo imprenditore egoista che si muove solo ed esclusivamente in funzione dei suoi interessi di bottega che scambia per quelli del suo Paese. Stupisce che anche una parte più avveduta dell’élite americana lo segua. È un altro sintomo di quella degenerazione politica che considero una democrazia esausta.

Biden ha tenuto in un equilibrio oscillante, anche qui sul filo esile del negoziato, i rapporti con la Cina. Colpi di spillo reciproci: i due giganti si stanno a guardare. In mezzo non c’è solo Taiwan, ma il controllo del Pacifico Meridionale dove passa il 70% del traffico marittimo mondiale, né vanno dimenticati i travagli interni cinesi, nel Sinkiang.

È una partita delicata che, da un canto, risente del conflitto russo-ucraino, dove la Cina si guarda bene dall’intervenire, e, dall’altro, dalla reciproca consapevolezza di essere troppo grandi per farsi del male. Ma finché c’è negoziato, il sistema regge.

Dove non c’è negoziato resta la guerra. Con mezzo milione di morti l’invasione russa è il buco nero della diplomazia internazionale. La Russia di Putin, in un anno e mezzo di guerra insensata, ha bruciato risorse enormi senza venire a capo della resistenza ucraina.

Nonostante la chiamata alle armi di altri 150.000 uomini, da gettare nella fornace del Donetz, la Russia non sembra in condizioni di prevalere. Al contrario, ha dimostrato la fragilità di un’economia tutta basata sull’armamento ed ora sul successo, apparente, di essere tributaria della Cina che si approvvigiona delle risorse russe.

L’avvento di Trump potrebbe precipitare in un confronto pericoloso con la Cina e in una conclamata indifferenza per la sorte dell’Unione europea, quell’Occidente filo-americano nei cui confronti Putin ha scatenato una crociata.

Il conflitto in Europa disturba un po’ tutti gli altri attori internazionali. Disturba l’India, in fase di massiccio riarmo, alleata della Russia ma nemica tradizionale della Cina, disturba il Giappone e la Corea del Sud, il Vietnam, già in guerra con la Cina, e l’Indonesia. Disturba e stanca, specie in Medio oriente, in Africa e in America latina, Paesi rimasti fuori dal conflitto.

Biden sta tessendo una linea di contenimento con questi Paesi. Un’azione molto difficile e delicata. Riuscirà un Trump a tenere le fila di un negoziato così delicato?

Secondo alcuni osservatori, all’incriminazione di Trump potrebbero seguirne altre, fiscali, e soprattutto, gravissima, per aver aizzato l’assalto al Congresso. Questa potrebbe essere la fine di Trump.

Per altri, invece, si tratta solo di una manovra politica che, al contrario, farebbe dell’uomo una specie di martire dell’isolazionismo americana, aumentandone i consensi.

Comunque vadano le cose, gli Stati Uniti sono ad un tornante particolarmente difficile, invischiati su più fronti esterni e travagliati da un profondo dissenso interno.

La Cina ha fatto delle proposte di riassetto planetario forse discutibili che, dopo un’iniziale freddezza, sono state condivise da Putin.

L’America le ha respinte in toto. Una decisione forse improvvida perché, finché si può negoziare c’è speranza. Un conflitto nucleare non interessa nessuno. Solo un pazzo o chi fosse messo con le spalle al muro potrebbe aprire un conflitto del genere.

Le vicissitudini americane, purtroppo, interessano tutti e si basano solo sulla speranza del buon senso.

 

Stelio W. Venceslai