di Stelio W. Venceslai




Questo è un periodo talmente convulso che è quasi impossibile dare a chi legge un’idea su ciò che sta accadendo.

Distinguerei tra situazione interna e situazione internazionale. In un certo senso, la prima è più semplice, anche perché meno esiziale.

Semplificando, il governo italiano riafferma la sua volontà di restare in sella sino alla fine della legislatura. Non è una cosa importante, perché i governi si giudicano da ciò che si è fatto non dalla loro durata, ma questo è uno slogan che ci sentiremo ripetere fino alla noia nella prossima campagna elettorale: il governo più lungo della Repubblica. Non è un merito come quello d’essere un Paese fondatore dell’Unione europea, ma è sempre utile non avendo altro da dire.

La botta del referendum non è stata assorbita. Le avventure referendarie sono tanto pericolose quanto inutili. La Sinistra è convinta di poter cavalcare la reazione della gente che ha votato contro. La Destra spera di riguadagnare i consensi perduti e paga l’errore di aver sponsorizzato il referendum. Un errore, perché un governo, se si ascolta il parere del popolo, deve star fuori dalla contesa, anche se è la sua maggioranza a proporre il quesito.

Eliminare tardivamente qualcuno dal governo e dall’apparato della maggioranza è stato necessario, ma per l’indignazione della gente, non per convinzione. La mano ferma di chi sta dirigendo il Paese non c’è stata.

Samo alla chiusura della legislatura, perché manca poco più di un anno. Il bilancio Meloni è piuttosto miserello dopo quattro anni. Fratelli d’Italia si è presentato all’elettorato con tre proposte: l’autonomia finanziaria delle regioni, affossata dalla Corte costituzionale, il premierato, di cui non si parla più (altro referendum?), e la separazione delle carriere, che è finita come s’è visto. Un fallimento, quindi, completo.

Più vivace il quadro di politica estera, caratterizzato dal pendolarismo fra l’ossequio tacito e spesso servile a Trump e la continua riscoperta, non costante, però, che l’Italia è anche Europa e, in particolare, Unione europea.

Il sostegno italiano all’Ucraina è stato fermo e continuo. Fa a pugni con la simpatia manifesta per Orban che tresca apertamente con i Russi. Al solito, i piedi in due staffe, ma non può durare.

Stessa cosa nei rapporti con Israele. La tradizione politica della destra era a favore dei Palestinesi. Ora non si dice una parola contro l’avventurismo israeliano. Si dispiacerebbe a Trump, cane fedele di Netanyahu. D’altronde, lo stesso fanno i nostri partner europei. Borbottano, ma stanno zitti. E così la Meloni con grazia cavalca un cavallo pazzo ed uno confuso. Ma li cavalca o li segue per la coda? L’incontro di Parigi, con l’idea d’intervenire con una flotta dei volenterosi (tra cui l’Italia) dopo la fine del conflitto, è peregrina. A cose fatte, non serve a nulla ma dà almen un fumus di Europa.

Nessuno, però, ha il coraggio di dire che l’Italia e l’Europa non contano nulla, che chi comanda e scomanda è uno squilibrato, amico di un criminale russo e di uno israeliano, che la NATO è finita e occorre farne un'altra, alla svelta, cooptando Inghilterra, Canada e Giappone, magari anche i Paesi del Golfo, perché dell’America non ci si può più fidare. Alle strette, meglio la Cina. Almeno non minaccia la fine di una civiltà.

Le indecisioni e le ambiguità della Meloni fanno il paio con le sciocchezze di Trump che per dar retta a Netanyahu si è fatto intrappolare in una guerra senza senso in Iran. Cosa vuole Trump dall’Iran? L’obbiettivo è tanto mobile quanto indefinito: eliminare il regime dei preti, impadronirsi dell’uranio per impedire che si facciano la bomba atomica, controllare il mercato petrolifero mondiale? Non si sa e l’obbiettivo continua ad essere vago. Intanto, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, l’Iran tiene per i testicoli l’America e il mondo. Trump pensa di farsi costruire un arco di trionfo, ma dov’è la vittoria?

L’idea più assurda che gira nel mondo è quella di un nuovo accordo fra il Libano e Israele. Ma di che parliamo? Il Libano è uno Stato fallito, senza autorità, esercito e quattrini. Un accordo con Israele per fare che? Cacciare gli Hezbollah? Il Libano è vittima da cinquant’anni di prepotenze altrui, siriane, iraniane, israeliane. È uno Stato che non esiste. Fatto l’accordo, le cose continueranno come ora perché o l’Iran richiama a casa gli Hezbollah in cambio dell’apertura degli Stretti oppure continuerà la farsa. Possibile che nessuno se ne renda conto?

L’annuncio di una tregua aiuta a sperare, ma fino a un certo punto: lo Stretto è chiuso e la gente muore. Solo Trump grida alla vittoria.