di Stelio W. Venceslai
Riflettere, dopo qualche settimana, dopo il trauma di una sconfitta, può far vedere più chiaro.
La risposta referendaria è stata chiarissima. La Costituzione non si tocca per interessi di partito (v. Forza Italia).
Sponsorizzare il referendum, da parte del governo, è stata una sciocchezza. Se la maggioranza propone delle scelte, è l’opinione della maggioranza, non quella del governo. Quando si chiede al popolo di pronunciarsi, il governo, che è di tutti, deve essere neutro.
Farsi coinvolgere significa precipitare. È già accaduto con Renzi. La Meloni resiste. A ben vedere, una crisi di governo, in una congiuntura internazionale densa di pericoli, sarebbe stata esiziale e la Meloni ha resistito.
In cambio, ha dato alla folla ostile e festante alcune teste di cui si è liberata cercando di rifarsi una verginità. Un’operazione sempre molto difficile. Ha approfittato della situazione liberandosi di alcune scorie.
La questione non è se questi personaggi, vittime della pulizia meloniana, lo meritassero davvero. Questo ce lo dirà, se ce lo dirà, la magistratura. Non è neppure se all’occhio delle persone comuni siano o non siano colpevoli. A volte, basta essere sciocchi o tracotanti per passare dalla parte del torto. La domanda che mi pongo è un’altra: ma se al referendum la Meloni avesse trionfato, ci sarebbe stata questa pulizia? Temo proprio di no.
Questo, a mio avviso, è il punto grave di tutta la questione. Il consenso elettorale non è un detersivo per gli affari sporchi od ambigui e neppure una sentenza a discarico. È solo il frutto di una propaganda fallace, ma le macchie, gli errori, le intemperanze e le ignoranze restano.
Questo, purtroppo, è stato il punto debole della Meloni. Doveva intervenire prima, tagliare i rami secchi o marci, dimostrare d’avere la spada in mano e di saperla usare.
Quando si sta al governo, le camarille di partito, le congreghe giovanili, le simpatie cameratesche devono andare in soffitta. Servono uomini e donne capaci, non amici compiacenti, ma gente seria che non dice sciocchezze e che, anzi, parli il meno possibile.
Il partito della Meloni è venuto su all’improvviso, da un 4% a quasi il 30%, senza una vera classe dirigente, ignorante di questioni amministrative, abbacinato dal successo elettorale, alle prese con una serie di problemi complessi che non si risolvono con la fedeltà ai principi ideologici del partito.

























