IL POPOLO

Società

La regola della condotta morale non dipende dal legislatore, e in effetti la coscienza cristiana denuncia l’aborto come assolutamente contrario alla ragione. “Su questo punto – affermano i presuli francesi - la Tradizione cristiana è chiara, ferma e costante”. La vita umana non appartiene ad altri, nemmeno ai genitori o, tantomeno, allo Stato, e neppure a se stessa.
Ritengo che la questione educativa sia un tema di importanza vitale per la nostra società. Tenterò di portare qualche contributo sul tema, convinto che il testo della Costituzione Italiana costituisca uno strumento impareggiabile per la formazione della coscienza civile dei cittadini. Una domanda è d’obbligo: come è possibile che il livello di educazione civile in Italia sia caduto così in basso?
All’amico pittore Hans Thoma il professor Henry Thode scrive: “Sembrano ritornati i tempi del paradiso terrestre”. Tra i grandi ospiti della riviera bresciana c’è anche lo scrittore Paul Heyse, che “nel dolce ozio di Salò sul Lago di Garda” legge Una vita di Italo Svevo. “Ricevo spesso - gli scrive - omaggi letterari dall’Italia”. Utile a comprendere le due grandi stagioni della nota località gardesana è un contributo di Attilio Mazza su “Gardone Riviera stazione climatica invernale mitteleuropea” (1883-1915)
Come storico della cucina Maffioli scrisse dodici dettagliati libri di gastronomia, fra cui La cucina padovana. Nel 1981 “Bepo” codificò per la prima volta l’identità storica del tiramisù. Come attore cinematografico ricoprì il ruolo di caratterista in alcuni film di successo: ne Il commissario Pepe (1969, con Ugo Tognazzi) interpretò il personaggio del rancoroso mutilato di guerra Nicola Parigi; nel 1971 fu attore ne La moglie del prete, film con la regia di Dino Risi che fu girato anche ad Abano. Nel 1973 prese parte al film La grande abbuffata di Marco Ferreri nel ruolo dello chef. Una figura da riscoprire perché dimenticata troppo in fretta. Il Veneto gli deve molto, la stessa cultura italiana gli deve molto. Attore, autore televisivo, storico della cucina, maestro elementare attento agli emarginati e giornalista venne riscoperto lo scorso anno in occasione dei 50 anni della legge 1097/71 “Romanato-Fracanzani”.
“Questo è il mio paese, il paese dei barcari”, dice Gianfranco Turcato di Battaglia Terme. A Battaglia, alla sagra del Pigozzo, si mangiano uova sode e si beve il vino dei Colli. Poi si acquistano i cuchi, uccelletti di terracotta vivacemente colorati che emettono un suono caratteristico a imitazione del verso del cuculo.
Oreste Paliotti è un autore tutto “focolarino”. Da giovane fece parte del complesso musicale internazionale Gen Rosso. Poi scrisse vari testi, tra cui, pubblicati dall’editrice Città Nuova: “Chiamatemi arcobaleno” (1989), “Invitiamo il paese a cena?” (1992), “È andata proprio così”(1999), “Chiara Lubich: il cielo e l’umanità” (2009), “Amici miei della strada” (2014) e “Dieci donne” (2019). Da lui viene inoltre un contributo significativo per la comprensione della storia del movimento fondato da Chiara Lubich, in particolare per quanto riguarda il suo periodo “romano” e l’esperienza conosciuta come Paradiso ‘49. Riferendo dell’esperienza di Tonadico, Marco Tecilla afferma: “Ogni volta che da lassù si tornava a Trento, si aveva la sensazione di scendere da un’altissima montagna avvolta di luce, tanto che a malapena si riusciva a rientrare nella vita normale, quotidiana… Si viveva in una continua contemplazione”.
Nasceva giusto cent’anni fa a Firenze don Lorenzo Milani, di cui Flavio Bertolini indaga oggi l’esperienza umana e il progetto educativo, non omettendo di segnalarne alcune “rigide prese di posizione”. Forte di due riferimenti trentini (don Marcello Farina e la casa editrice “Il Margine”), l’autore si sofferma sulla pedagogia del quotidiano attuata a Barbiana, comunità di vita ed accoglienza, scuola popolare operaia nonché esempio di sperimentazione educativa. Laboratorio popolare di scuola – in altre parole – ed insegnamento alla vita.
Il 27 febbraio è San Gabriele dell'Addolorata. Lo era anche nel 1934, quando Gabriele d'Annunzio scoprì - "non senza turbamento" - nel "Barbanera", suo almanacco favorito, l'esistenza di un santo suo omonimo e diverso dall'arcangelo, che già conosceva. Ne scrisse quindi per avere informazioni al "suo" parroco. La missiva, recante il motto “Primo Gruppo di Squadriglie”, era infatti indirizzata “al Reverendo Arciprete Don Giovanni Fava in Gardone soprano”. D'Annunzio non dimenticherà più la figura del santo giovane, suo omonimo e futuro patrono della sua terra d'Abruzzo. Ancora pochi giorni prima di morire, scriverà infatti alla moglie Maria Hardouin dei duchi di Gallese: “Ho atteso invano il dono promesso. Forse lo rivedrò, quando sarà spenta l’altra lampada nel giorno natale di san Gabriele".
Ad Abano Terme il professor Federico Talami se lo ricordano ancora in sella alla bicicletta, sempre inappuntabile in giacca e cravatta. Non era un formalista o un dandy: per lui l’abbigliamento era una forma di rispetto nei confronti degli altri. Nelle riunioni consiliari pretendeva da sé stesso, e lo avrebbe voluto anche dagli altri, un atteggiamento simile a quello che si aveva un tempo per recarsi in chiesa, tanto che soffriva quando vedeva alcuni consiglieri con un atteggiamento poco rigoroso.