IL POPOLO

Società



Nel 2016, giusto dieci anni fa, usciva in libreria “Le ombre adorne” di Vito Moretti (1949-2019). Il volume appariva quale ottantesimo (!) titolo della collana “Nuove scritture” per le edizioni Tabula Fati, che dell’abruzzese Solfanelli sono le sorelle, anzi le gemelle: come le arcinote Cappa di Garlasco (arcinote ma, beninteso, non indagate).
Assistiamo oggi a un paradosso pericoloso. Se una fede viene derisa, si parla di "libertà di espressione". Se quella stessa fede osa dissentire, si invoca il carcere per "reato di opinione".
Le foto che ho condiviso sono la prova di una discriminazione religiosa verso i Cristiani spesso tollerata, mentre ogni critica verso ideologie specifiche viene immediatamente silenziata. Non stiamo rubando diritti a nessuno, stiamo solo difendendo il diritto di esistere e di pensare liberamente.
Direttore da tempo immemorabile della Biblioteca civica di Abano Terme, quella intitolata al compianto Federico Talami, Daniele Ronzoni è il tipo perfetto del bibliotecario… termale. Nato infatti, ormai è qualche bell’anno, a Salsomaggiore Terme, egli ha poi spostato vita famiglia e carriera in quel di Abano (forse si chiamava ancora Abano Bagni?), rimanendo dunque senza mai uscirne nel cerchio salvifico creato da acque di mille e una virtù. In tale veste dunque, quale bibliotecario termale prototipico, il Ronzoni non rimane certo indifferente ai nostri contributi sulla biblioteca pubblica salsese, che è un po’ la sua culla.
“Basta etichette di sinistra – ha detto Giuseppe Conte rivendicando una nuova identità per il suo movimento -, noi siamo progressisti indipendenti”. Ma “i veri progressisti – si dice convinto mons. Loris Capovilla – sono i grandi conservatori”. E aggiunge: “Nella Chiesa non sono possibili riforme radicali e, se proprio si vuol parlare di rivoluzione, essa va concepita come la intendeva Peguy, ossia come un ritorno alle sorgenti”. Capovilla fa quindi il nome del “suo” papa, cui rimase lungamente accanto come segretario: Angelo Roncalli, poi Giovanni XXIII.
Componendo il profilo di Oreste Baratieri, “Maggiore dopo il 1870, segretario della Società Geografica italiana, direttore della Rivista Militare, scrittore assai apprezzato di cose militari, Colonnello del 4° Regg. Bersaglieri a Cremona (1885)”, il colonnello Tullio Marchetti ricorda che egli fu anche amico intimo del vescovo Mons. Geremia Bonomelli (1831-1914). Nella sua tomba ad Arco Baratieri è ricordato, in caratteri maiuscoli, quale “Generale nella Milizia italiana notissimo al mondo per le felici imprese guerresche compiute nelle campagne d’Africa e più pel subito rivolgimento di fortuna che legò infelicemente il suo nome al nome per l’Italia luttuosissimo di Abba Garima”.
In merito ai riferimenti francescani nell’opera di Gabriele d’Annunzio, Emilio Mariano (sovrintendente del Vittoriale dopo l’architetto GianCarlo Maroni) li ricordò a partire dalle Vergini delle rocce (1895), passando per i Taccuini (1897) e per Frate Sole, opera annunciata nel 1899 dalle edizioni Treves e che il poeta non scrisse. Un anno prima, a proposito di quest’ultimo progetto, d’Annunzio aveva informato il suo traduttore francese, Georges Hérelle: «Mi sono occupato molto di San Francesco, in questi ultimi tempi, perché voglio comporre una tragedia francescana – nei modi della poesia popolare umbra e delle antichissime laudi drammatiche – intitolata Frate Sole».
Quando nel 1949 Nicola Matteucci giunse all’Istituto italiano per gli studi storici “Benedetto Croce”, aveva ventitre anni e Alexis de Tocqueville, per lui, era poco più di un nome. Poi studiandolo, approfondendolo, scoprì che si tratta di un autore “dominato – rivela Matteucci – da una passione, meglio da una vocazione per la politica”. Ne scrisse dunque in “Alexis de Tocqueville: tre esercizi di lettura” (Il Mulino, Bologna 1996), opera che lo studioso di Bologna dedicò “ai maestri e agli amici che mi hanno insegnato ad amare Tocqueville”.
“Gino Paoli – rivela la nota grafologa Candida Livatino – è sempre stato se stesso sia nella vita privata sia in quella di relazione. Nel contempo, però, voleva che gli fosse riconosciuto ciò che rappresentava nel panorama musicale”. Lo attesterebbe il fatto che, come Gabriele d’Annunzio, egli firmando sottolineava il suo nome e cognome. Lo ha fatto anche nel biglietto indirizzato alla Livatino in cui il cantautore ligure scrive: “per Candida: l’amore non è mai quello che sembra / è spesso quel che sembra ma non è”.
Un cartello diceva “All the way with R.F.K.”. Lui, il biondino dal ciuffo ribelle, usciva da una famiglia – i Kennedy – di politici cattolici e belli. Stefania Pellegrini ha introdotto a Riva, presente (silente) anche il sindaco Alessio Zanoni, la serata dedicata a Robert Kennedy (“È stato un esempio di stile e di impegno politico”) augurando al numeroso pubblico intervenuto un “buon evento”. Inconsapevolmente l’assessore comunale alla cultura riecheggiava Gabriele d’Annunzio, che il 6 luglio del 1930 scriveva ai “confratelli” della Fraglia della Vela: “Per una grazia dell’evento, del Bono Evento”. L’incontro rivano è un autentico tuffo, anche fotografico, negli anni Sessanta, che per noi è un tuffo nell’infanzia e nella comunione, allora ancora operante, coi parenti americani in visita alla Pasina (e al Fangolino di Rick Santorum). Marchesi per l’occasione era affiancato da Paolo Tonelli e Rosanna Sega, due che degli anni Sessanta qualcosa ne sanno.
Al 1° gennaio 2026 la popolazione residente italiana è di 58 milioni 943mila individui; gli over 65, sono oltre 14,5 milioni, pari al 24,7% della popolazione, con una crescita significativa degli ultraottantenni che superano quota 4,59 milioni, superando numericamente i bambini sotto i 10 anni (4,32 milioni). Il numero di centenari ha raggiunto un nuovo massimo, con oltre 23.500 persone (Rapporto annuale ISTAT 2025).L’Italia si conferma uno dei Paesi più anziani al mondo, con un progressivo calo demografico che sembra ormai irreversibile. Cresce il numero di anziani, si riduce quello dei bambini, e il saldo naturale della popolazione è fortemente negativo. Le previsioni a lungo termine indicano un futuro in cui un italiano su tre sarà over 65. Nel 2023 le famiglie composte da soli anziani di 65 anni e più sono il 25,9%, quelle unipersonali over 75 il 10%.