di Ruggero Morghen



La Fondazione Trentina “Alcide De Gasperi” informa di sentirsi interpellata da molte persone che “a scuola, nei commenti sui social, nei messaggi ci chiedono: si scrive De Gasperi o Degasperi?”. La questione – avvertono un po’rozzamente  - “va sgonfiata di significati ideologici e rivendicazioni”, senza forse arrivare a concludere – come nella pubblicità dei detersivi – che tanto “uno vale l’altro” (questione di lana caprina, la definirebbe Giampaolo Re). 

“Nessun dubbio – ammettono quindi in Fondazione - rispetto al fatto che il cognome originario sia Degasperi, scritto così, tutto attaccato. Tuttavia, i cognomi nella storia cambiano ed evolvono: a volte si perde una doppia o la si aggiunge, o si perde una desinenza, o si cambia una lettera”. 

Nel caso dello statista trentino il fenomeno è sfumato: Alcide nasce Degasperi. Tuttavia, probabilmente già ai tempi del Parlamento di Vienna, inizia a circolare anche la forma staccata del suo cognome, De Gasperi. Dopo la fine della Prima guerra mondiale, quando De Gasperi viene eletto deputato a Roma e diviene un personaggio pubblico a livello nazionale, la pubblicistica italiana adotta la scrittura staccata, che diverrà di uso comune. “Diciamo pure – aggiunge Ivan Benuzzi - che Degasperi è diventato De Gasperi con l'Italia”.

 Anche nei documenti parlamentari troviamo sempre la forma staccata De Gasperi. Non risulta peraltro che il diretto interessato si sia mai preoccupato di intervenire al riguardo. “Non era abituato ad occuparsi di simili fesserie”, osserva polemicamente Maurizio Gentilini. “Dispiace – aggiunge Maurizio Pasquazzo - che altri (presumo famigliari) dopo la morte si sono occupati di queste fesserie”. 

Lui – informa Fiorenzo Degasperi, che però è parte in causa e gioca, per così dire, in casa - “firmava tutti gli atti usando il cognome attaccato e almeno la Fondazione dovrebbe rispettare le fonti scritte e lasciare le dicerie nobilitanti a chi ha tempo da perdere”. “Lui si firmava attaccato”, taglia corto Nicola Casagranda Scoz. Nel suo “Alcide Degasperi: vita e pensiero di un antifascista che sconfisse le sinistre” anche Francesco Agnoli, movendo dal saggio degasperiano del 1974 di Manlio Goio, suo preside al liceo Prati di Trento, preferisce usare la forma “Degasperi” in luogo di “De Gasperi”. 

Di fatto però la forma staccata è oggi quella di uso comune nella storiografia nazionale e internazionale, nelle dedicazioni di strade e monumenti, anche sulla tomba dello statista presso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura di Roma. Fuori dal Trentino, inoltre, “Degasperi” non si trova quasi mai. Entrambe le forme indicate – concludono in Fondazione - non sono, in sé, né corrette né scorrette. Quella staccata però è più diffusa e riconoscibile, specie fuori dalla dimensione locale, e questo è il motivo per cui anche la Fondazione trentina l'ha adottata.

L’amico Armando Orsingher, che è di Borgo Valsugana, riporta a questo proposito la pagina di un libro scritto da monsignor Armando Costa (“Pochi come lui hanno studiato la sua figura in maniera così profonda”). Il libro è "Alcide Degasperi al Borgo e in Sella" e propone – un po’pilatescamente – di usare la forma “Degasperi” per le vicende locali e, “adattandosi alla prassi assodata”, la forma “De Gasperi” per quelle nazionali ed internazionali. “Ma non farei alcun problema – concludeva il ricercatore e canonico valsuganotto – , anche a noi Degasperi risponderebbe: Ma fate come volete!”.