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“Dalli al bangladesh”, “ NO alla moschea”, questa la propaganda gridata dalla destra veneziana in campagna elettorale, ripresa all’indomani del voto dal neosindaco Venturini, con un richiamo ai peggiori istinti xenofobi, estranei alla tradizione millenaria della Serenissima. Si può vincere con la propaganda del “ NO alla moschea” e la “ caccia al bangladesh”, ma, alla fine, dovremo tutti fare i conti con i dati concreti della realtà effettuale, impegno primario per chi è chiamato a guidare il Comune di Venezia. Ecco perché auguriamo a Simone Venturini di scordare la campagna elettorale con i suoi toni propagandistici e di assumere, da subito, il suo ruolo di garante della più importante istituzione locale e il rispetto dell’intera realtà cittadina veneziana.
Sperato il comprensibile sconforto per il risultato negativo dell’alleanza a sostegno della candidatura a sindaco di Venezia dell’On. Martella e, del consenso ricevuto dalla nostra lista Venezia è Tua, sarebbe un grave errore rifugiarsi nella regressione impotente foriera di disimpegno e abbandono dell’impegno politico. Ora si tratta, invece, di riprendere il cammino, partendo dagli oltre milletrecento voti che la nostra lista ha ricevuto e utilizzando il movimento sorto attorno a “ Venezia è Tua” per facilitare la più ampia partecipazione democratica sui temi di interesse locale e globale della nostra comunità veneziana. Ripartiamo dalla base.
Profonda è la delusione per il risultato delle elezioni comunali veneziane. Avevo sostenuto gli amici della lista civica di centro “Venezia è Tua”, promossa dall’amico Ugo Bergamo, già sindaco di Venezia e segretario provinciale della DC veneziana. Una lista aperta alla collaborazione con altre componenti di area liberale e riformista e sostenitrice della candidatura a sindaco dell’On Andrea Martella (PD). Alla fine, ha prevalso il sistema di potere consolidato del centro destra veneziano, dopo la lunga stagione dell’egemonia-dominio della sinistra al governo della città Serenissima.
Spesso nelle sale espositive e nei depositi dei musei si trovano oggetti provenienti da terre lontane, vere e proprie “meraviglie” destinate a incuriosire l’osservatore. La presenza di oggetti di origine africana nei musei trentini ha spinto il Museo storico italiano della Guerra di Rovereto (MITAG: nuovo acronimo per un vecchio museo di confine), che ospitava due sale coloniali nel torrione marino del castello, a condurre una approfondita ricerca su questa particolare tipologia di beni, con lo scopo di varcare le soglie dei depositi museali e portare alla luce una storia e un patrimonio sommersi.
L’amore del poeta Gabriele d’Annunzio per Riva, mediato dalla famiglia Maroni e rappresentato simbolicamente dai fiori, venne manifestato più volte nella sua corrispondenza e si rivelò particolarmente in un episodio increscioso: il grave infortunio occorso nel 1925 all’operaio rivano Augusto Pellegrini. Il carpentiere abitava all’Albola II ed era uno dei molti artigiani chiamati a lavorare presso la Santa Fabbrica. Augusto Pellegrini ebbe sei figli: Candido Ottavio (1906), Bianca Ernesta (1908), Bruno Mario (1910), Nerino Giuseppe (1912), Fosca Rosa (1914) ed Elda (1916). A Fosca, la sua quintogenita, toccò la ventura di conoscere a Trento Chiara Lubich, la fondatrice del movimento dei Focolari, di cui fu una delle prime corrispondenti. In via San Marco Chiara raccontava le sue scoperte e conosceva nuove compagne.
Il rivano Giancarlo Maroni è l’architetto del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera. Il suo babbo Bortolo, di Pietro e Maria Pellegrini, è originario della valle di Ledro, dove era nato il 13 marzo 1862 Nella scheda anagrafica risulta “prestinaio pasticcere”. Aveva la licenza elementare e a 24 anni, nel 1886, sposò la coetanea Destinata Passerini, nata nel 1862 a Romarzollo di Arco da cui rimase vedovo il 17 dicembre 1925. La sorella di Destinata Passerini Maroni, Maria, sposò Angelo Foletto, il farmacista di Pieve di Ledro, dandogli sette figli: Pia, Ida, Elena, Iolanda, Achille, Ornella, Mariano. Un’altra sorella di Destinata, Emma, sposò Giuseppe Vittorio Grisi, cui diede quattro figli: Bruno, Remo, Iole, Vasco. Non ebbe invece discendenti il fratello di Destinata, Giovanni.
I ragazzi del Banale di una volta, oggi tranquilli pensionati, dicevano alle loro madri (oggi tutte in Cielo) per non impensierirle: "Sono alle Arche", e invece erano in discoteca a Desenzano a divertirsi coi loro amichetti. Le vicine Arche, cioè Ponte Arche o Comano (non si capisce mai bene dove finisce l'una e comincia l'altra), dove incontriamo Alessandro Bazzanella, il direttore delle terme.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo l'appello dell’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà per un intervento coordinato urgente. Antonio Belmonte, a nome dell’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà, ha lanciato, nella notte, un appello accorato e urgente a tutta la rete del Terzo Settore e alle autorità competenti in seguito a una segnalazione di estrema criticità nel centro della città. L’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà resta in costante contatto con i volontari sul campo, auspicando che questo appello attivi immediatamente le procedure di soccorso e accompagnamento verso strutture protette e umane che diano speranza a chi è abbandonato. L’Osservatorio Regionale monitorerà l'evolversi della situazione, confidando nella capacità operativa di una rete che ha fatto del coordinamento e dell’approccio Housing First la sua nuova missione.
A Serrada di Folgaria, amena località montana trentina, l’ex legionario fiumano Giovanni Comisso scriveva all’amica Olga Signorelli, intellettuale lettone con un’incredibile rete di relazioni nel mondo della letteratura, dell’arte e della filosofia”: “Ieri ò passato la giornata rastrellando per cinque ore qui nei pendii dell’altipiano di Folgaria, i contadini quando s’accorsero che facevo la cosa sul serio, mi dissero: - Comisso, vôlo bevar un po’ de vin -. Poi mi diedero da mangiare togliendosi parte della loro razione”. Ricalcano un poco l’episodio comissiano le vacanze-campeggio dei ragazzi di Gioventù studentesca, l’organizzazione creata da Luigi Giussani, che “a Saccone e a Castel Tesino, in tante occasioni – ricordava don Romano Caset - condividevano il lavoro dei contadini facendo il fieno”.
“Fratello mondo”, la mostra degli Amici dell’arte aperta a Riva del Garda fino al prossimo 9 aprile presso la galleria civica “Craffonara” (proprio di fronte alla maroniana Spiaggia degli Olivi), è se non prendo errore la prima e finora unica iniziativa culturale per ricordare nell’Alto Garda il Poverello d’Assisi nel centenario a lui dedicato, l’ottavo dalla morte. Una cinquantina le opere esposte: dipinti realizzati con varie tecniche (tra cui stampa gel), ma anche sculture con diversi materiali e composizioni tessili.