IL POPOLO

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Patrick Urru, il presidente dell’associazione professionale che raggruppa i bibliotecari trentini e, vabbé, altoatesini, ha preso carta e penna – scrivendo all’assessore all’istruzione, cultura, per i giovani e per le pari opportunità, Francesca Gerosa e, già che c’era, all’assessora alle politiche sociali, casa e partecipazione, Giulia Casonato - per protestare contro la ventilata chiusura della biblioteca della Fondazione intitolata all’indimenticato professor Franco Demarchi. Presidiata da Rolando Iiriti, la biblioteca ha sede a Trento nella centralissima piazza di Santa Maria Maggiore, ricca di ricordi storici, architettonici ed ecclesiali (il Concilio di Trento, i Focolarini col battesimo della Lubich...), ma oggi sfregiata – anche in questi giorni - dall’incuria e dal disordine urbano.
Biagio Marin morirà a Grado, sua città natale, nel 1985. Lasciando ad altri il compito di delinearne la figura morale e rappresentarne la statura poetica, desidero qui ricordarlo come sincero amico di Riva del Garda. Nel 1952 egli vinse il concorso di poesia triveneta “Berto Barbarani” di Verona, precedendo il rivano Giacomo Floriani. Nacque allora una calda amicizia tra i due poeti, tanto che Marin accettò di firmare la prefazione al canzoniere di Floriani “Da la me baita”, che usciva nel 1958 a cura dell’ingegner Riccardo Maroni, editore e cugino dell’architetto del Vittoriale. Quattro anni dopo Marin era a Riva, ospite del Museo civico e del gruppo “Amici dell’arte” per un incontro sulla poesia dialettale.
Pia Dusi è una ricercatrice attenta e scrupolosa che, in vari interventi pubblicati su “Garda Notizie”, si è occupata del Viaggio in Italia di Goethe, raccontando che nella cittadina di Malcesine, “prima località veneziana sulla sponda orientale del lago”, l’autore del Faust sospettato d’essere una spia giurò, per cavarsi d’impaccio, di non essere un suddito dell’imperatore in quanto cittadino della città libera di Francoforte sul Meno, dove era nato. Nel sentire il nome di quel centro tedesco – racconta la Dusi – qualcuno chiamò un certo Gregorio, che aveva lavorato per diverso tempo in quella città.
Nel bicentenario della nascita si torna a parlare di Giovanni Battista Sicheri, il “Poeta Cangio” nato a Stenico il 27 marzo 1825 e celebrato quest’anno nelle Giudicarie esteriori con più eventi culturali, ricordando la sua figura di letterato e combattente risorgimentale. “Patriota critico e intransigente”: così lo definisce Ennio Lappi, autore piuttosto lontano dalle celebrazioni ufficiali e che però gli ha dedicato una monografia rigorosamente stampata “a spese dell’autore”, come si avverte in apertura del volume: non una rivendicazione un po’micragnosa ma una precisa citazione bibliografica dello stesso Giovanni Battista Sicheri (in “Trasformazioni”, Milano 1864).
“Un museo non inclusivo, ma accogliente”: così lo vuole e disegna il direttore Matteo Rapanà, che parla di una famiglia riunita attorno al MAG, acronimo di Museo Alto Garda. (Matteo non precisa che genere di famiglia è). Anche il sindaco di Riva Alessio Zanoni esulta per quello che, da bravo cattolico, definisce un piccolo miracolo.
Si è spento a seguito dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, già precarie, don Marcello Farina prete della Diocesi di Trento. Aveva 85 anni. Dopo essere stato in cura d'anime agli albori del suo sacerdozio, fu per lunghi anni docente presso differenti istituzioni accademiche. Una vasta competenza filosofica la sua e vasta la sua produzione editoriale. Accanto allo studio e all’insegnamento fu anche assistente della FUCI (universitari cattolici) e assistente spirituale del'Unione artisti cattolici.
Ci abbiamo provato, alla fine il risultato è da prefisso telefonico. Prendiamone atto, con una disaffezione aumentata del 17% rispetto alle ultime regionali, e l’astensione dell’elettorato al 44,7 % (11,7% in più rispetto al 2020) , un centro alternativo alla destra e alla sinistra nel Veneto, come probabilmente in Italia, non esiste più. Nonostante una legge proporzionale, seppur con uno sbarramento al 3%, anche stavolta è prevalso “il voto utile” che, nel Veneto, è suddiviso tra il 62-63% alla destra e il 27-29 % alla sinistra.
Ad Arco di Trento si torna a parlare dell’avvocato Scipio Sighele. Elena Bovo, autrice di “Pensiero della folla, pensiero dell’inconscio”, si propone infatti di ridare oggi a Sighele – a livello non solo italiano, ma internazionale – il posto che gli sarebbe stato rubato. A tal riguardo ricorda che in Francia Sighele, di cui lei particolarmente apprezza l’idea di un’imitazione anche orizzontale (quindi “senza la necessità di un capo”) nel fenomeno della folla, era fino a poco tempo fa un perfetto sconosciuto (“adesso un po’ meno”), essendo stato letteralmente plagiato da Gustave Le Bon.
Nei giorni scorsi è scomparso il mio carissimo amico Pasquale Cerrelli di Casabona, comune del crotonese. Ai più il Suo nome non dice nulla. Non aveva incarichi particolari era stato sempre un militante e dirigente sezionale della Democrazia Cristiana. Non si imponeva al grande pubblico con discorsi forbiti. Non aveva titoli accademici ma aveva una grande sensibilità. Pasquale Cerrelli era dotato di grande cultura umanistica, intensa capacità di cogliere le trasformazioni della società, di interpretarle e viverle con trasporto. Era un Uomo inserito in un contesto sociale impegnato ad affermare valori e a perseguire ideali.
Era di umili origini Caterina: il padre, contadino, aveva un torchio in paese. Il marito, conte Carlo Cervis, era un grande amico di d’Annunzio. “Con il naso schiacciato e non molto alto di statura – informa Massimiliano Colonetti -, il conte, che per un un periodo gestì (impresa sfortunata) il Casinò di Gardone, era un tipo particolare. Simpatico e stravagante, aveva fatto l’allevatore di maiali e il pugile. Quando lo salutavano, scendeva dalla sua bicicletta, si fermava a spiegare i segreti del suo sport preferito (la boxe) e mimava come colpire l'avversario”. Il conte Cervis è ricordato anche quale primo presidente della Fraglia della vela di Gardone.