IL POPOLO

Editoriali



Il Paese è grande: 97 milioni circa di abitanti, divisi tra loro in numerose etnie, con lingue e costumi diversi, con una storia millenaria. Ci sono i Persiani, propriamente detti, maggioritari, poi ci sono Azeri, Kurdi, Beluci e Luri. Gli Azeri guardano all’Azerbaigian, i Kurdi al mai realizzato Stato kurdo (il Kurdistan), i Beluci al Belucistan, regione del Pakistan che aspira all’autonomia e a svincolarsi dall’oppressione pakistana. Solo i Luri fanno parte da secoli del paesaggio persiano. Il Paese, quindi, è meno compatto di quanto si creda.
Da tempo l'informazione è quasi tutta concentrata sui teatri di guerra e sulla politica Internazionale. Gli spazi riservati alla politica interna sono esigui. Questo ci induce a riflettere e a porci delle domande. Certo le vicende internazionali sono prevalenti ma è possibile che nel nostro Paese i problemi siano stati risolti? Va scemando l’interesse di sapere e le narrazioni della politica interna sono sempre più avare.
A Davos le cose sono cambiate, almeno per ora. Il discorso di Trump ha spaventato tutti. Nessuno vuole fare il vassallo degli Stati Uniti, e tanto meno il vassallo felice. Macron ha parlato chiaramente di bullismo internazionale. Trump lo ha sbeffeggiato e minacciato sanzioni gravissime, con la sua solita grazia western, ma molti condividono le opinioni di Macron. Gli Stati Uniti saranno pure la più grande potenza tecnologica attualmente esistente al mondo, ma non possono mettersi contro tutti, rendere ostile l’Unione europea e spaccare la NATO. Ma perché la Groenlandia è così importante?
La Cina in questo momento è il grande enigma della geopolitica. Parla poco e agisce in silenzio, con una penetrazione molto soft, ma è presente in quasi tutti punti del globo. C’è, ma è un ospite silenzioso. Grazie alle riforme dell’economia di mercato avviate da Deng Xiaoping all’inizio degli anni Ottanta, la percentuale di persone estremamente povere in Cina è ora scesa al di sotto dell’1% . Allo stesso tempo, il numero di miliardari è passato da zero a oltre 500. Solo gli Stati Uniti ne hanno di più.
Sabino Cassese, giurista ispirato ma non sempre illuminato, in un articolo apparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, stigmatizza il comportamento dei parlamentari dell’opposizione che alla Camera,a conclusione dell’esame della “finanziaria” di fine anno, hanno innalzato cartelli di dissenso nei confronti del governo.Per Cassese questo comportamento è da biasimare perché non consono alla sacralità del Parlamento. Sono inaccettabili pertanto queste manifestazioni perché i deputati hanno cercato nelle forme non corrette di far veicolare, attraverso immagini televisive di pochi secondi, la loro contestazione.
Dopo l’exploit di Trump a Caracas e il rapimento del Presidente Maduro si è creata una situazione bollente in tutta l’America latina e non solo. In Venezuela non è chiaro cosa stia accadendo. Formalmente è subentrato al potere il Vice presidente, Delcy Rodrìguez, che ha lanciato un appello a «difendere la tranquillità della Repubblica» e a «garantire la liberazione del nostro eroe, Nicolas Maduro, e della nostra eroina, Cilia Flores». Ma già Trump ha detto che l’”operazione” non è finita e della nuova Presidente ad interim non gliene importa nulla, sottolineando, con il suo solto garbo, che chi deve decidere è lui.
Viviamo una situazione politica difficilissima a livello internazionale, dove al dominio della politica sull’economia e la finanza, si assiste al rovesciamento del NOMA (Non Overlapping Magisteria: la finanza detta gli obiettivi e l’economia reale e la politica seguono da accoliti subalterni) con alcuni autocrati (Trump,Putin, Xi Jinping) impegnati a stabilire il nuovo equilibrio mondiale fondato, non più sullo Stato di diritto, ma sulla logica del dominio della forza sulla politica. Anche in Europa, ultima sede delle patrie liberal democratiche, complice una governance che induce all’impotenza politica e operativa, non sembrano imporsi leadership all’altezza dei tempi nuovi della geopolitica mondiale.
Ora il nuovo nemico è il narcotraffico. Le autocrazie hanno sempre bisogno di un nemico È legittimo colpire il narcotraffico dovunque? Chi può dire di no? Però, si tratta di una legittimità morale apparentemente vestita di legittimità giuridica. Qui, di diritto ce ne è molto poco. Prevale la cosiddetta indignazione morale. Chi giudica di questa legittimità? Solo il potere di chi ce l’ha. Ci stracciamo le vesti per la fine tristissima del diritto internazionale che abbiamo conosciuto in questi ultimi due secoli. Ma quel diritto si è retto sulla forza o sull’astensione dalla forza degli Stati più potenti.
Non è stato un colpo a “ciel sereno” quello che è avvenuto in Venezuela. Il presidente degli USA sia con dichiarazioni che con i fatti aveva preannunciato gli “accadimenti“. Era il disegno di non lasciare sotto il controllo di un regime non amico,come quello di Maduro, i grandi giacimenti energetici. Così come non era stata mai celata la volontà di controllare i paesi sud americani che fanno parte del “cortile di casa”, su cui la Cina sta imponendo la sua sfera di influenza. Beninteso il progetto non nasce con Trump che mostra “interesse” anche verso la Colombia, il Messico, Cuba ecc., ma è antico.
Ho letto con interesse l’articolo di Pasquale Tucciariello sul progetto di macroregione del Sud (https://alefpopolaritaliani.it/2025/12/30/macroregione-del-sudlegittimata/), articolo che, con dovizia di riferimenti storico culturali, evidenzia le ragioni di opportunità politica per garantire alle realtà territoriali del Sud quel ruolo indispensabile per colmare il divario presente con quelle dell’Italia settentrionale. Il tema delle macroregioni è stato da me più volte approfondito, anche grazie al tentativo che con l’amico Mimmo Menorello facemmo, alcuni anni or sono, per la macroregione del Nord-Est.