IL POPOLO

Editoriali



L’euforia artificiale del cessate il fuoco a Gaza, in realtà, non convince nessuno. A Sharm el Sheik sono presenti molti grandi della terra, in testa il trionfatore, Trump, che si consola della mancata assegnazione del Nobel della pace con il trionfo delle folle a Tel Aviv e con la firma di quanto concordato in Egitto. La guerra è finita, annuncia e ripete solennemente. Peccato che Netanyahu non la pensi così, come ha pubblicamente detto alla folla degli Israeliani accorsi per festeggiare la liberazione degli ostaggi. No, la guerra non è finita. È solo un cessato il fuoco. Dopo due anni di massacri ingiustificabili, dopo aver distrutto il 90% delle abitazioni e dell’insediamento palestinese a Gaza, c’è un solo vero sconfitto: Israele, con le ambizioni di Netanyahu. L’esercito è costretto a mollare la presa e a ritirarsi, Hamas ha resistito, è ancora in piedi e negozia, nonostante tutto.
L’accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Hamas è un fascio di luce dopo il tanto buio, causato dai fatti del 7 ottobre del 2023.
In questo lasso di tempo l’ ignominia ha prevalso sulla civiltà,la violenza ha ferito sentimenti , l’orrore della violenze contro persone inermi,molti bambini e donne, ha cancellato la sensibilità di umanità e di pietà. Le guerre sono tragedie, il collasso della convivenza. I conflitti hanno segnato la storia dell’umanità. Ci auguriamo che il cessato ll fuoco fra Israele e Hamas sia preludio di pace che contagi anche altri territori dove scorre il sangue. Ai Paesi arabi,al Presidente Trump va dato merito per l’attuale risultato positivo raggiunto. Forse si riesce a capire che i conflitti rendono tutti insicuri. Su tutta questa vicenda qualche preoccupazione c’è: che non sia un armistizio fragile.
Conclusesi le elezioni regionali, spicca un aspetto che appare poco approfondito: l'affluenza alle urne è ulteriormente scesa, mostrando un tendenziale che, in assenza di cambiamenti andrà verso il 40% ovvero il 60% di astensionismo. È vero che nei modelli culturali cosiddetti anglosassoni ciò è - più o meno - vicino alla normalità; ma nei nostri, "latini", certamente no. La differenza sta nel fatto che una genetica bipartitica consente ai "passivi" di delegare agli attivi tutta la responsabilità (e le conseguenze) delle decisioni politiche; da "noi" non è così.
La gerarchia di potere “Popolo – Istituzioni – Economia e Finanza”, che ha retto per secoli le sorti degli Stati è stata modificata invertendo i rapporti in “Economia e Finanza – Istituzioni – Popolo”. Non si sente più parlare di Culture, di Valori, di Principi: tutto è lasciato all’uso dei mezzi della modernità e della contemporaneità, molte volte elevandoli a fini degli uomini. I Valori e i Principi che riguardano gli uomini, contemplati in tutte le Costituzioni degli Stati appaiono superati da un nuovo modo di concepire i rapporti umani e sociali ....
Viviamo tempi calamitosi e veloci, al punto che riflettere diventa sempre più difficile. Da che mondo è mondo, gli uomini si sbranano tra loro per questioni, per la gran parte, sciocche. L’essere umano, purtroppo, ha questa tendenza genetica: uccidere il proprio simile per fatti di secondaria importanza: un pezzo di terra, una visione diversa in materia di religione, gelosia o invidia, malinteso senso dell’onore, vendetta, cupidigia di denaro e così via. Francamente, a parte la straordinaria capacità d’innovazione degli umani, c’è anche questa tendenza all’omicidio del singolo o al massacro di molti che ci differenzia da tutti gli altri esseri viventi.
Si moltiplicano gli appelli per la firma alle due Leggi di Iniziativa Popolare a sostegno del ritorno alla legge proporzionale con preferenze e al cancellierato modello tedesco, autentica cartina di tornasole per accertare l’esistenza in vita di un’area politica di ispirazione cattolico democratica, liberale e cristiano sociale nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di raccogliere almeno 50.000 firme on line entro sei mesi, difficile, ma non impossibile per la vasta galassia, seppur articolata, della nostra area socioculturale e politica. In attesa di tale verifica gli amici di articolo 53 ci invitano a ricomporci attorno agli articoli costituzionali 2,3 e 53 della Costituzione ...
Quello che sta accadendo a Gaza è sotto gli occhi di tutti. Possiamo chiamarlo in mille modi, da genocidio a operazione speciale, ma la situazione non cambia. Israele va avanti, nei suoi confusi disegni di supremazia mediorientale, e la gente muore. Nessuno fa niente. L’usbergo nordamericano è tale che nessuno si muove. Questo è un fatto. La reazione mondiale è di simpatia, sempre più sofferta, per il popolo palestinese e d’insofferenza per il comportamento israeliano ma, finché le cose resteranno così, è illusorio credere che possa influenzare in un qualche modo una situazione così drammatica.
Il richiamo in bella mostra ai “Liberi e Forti“ al raduno della Lega di Pontida è stato un insulto. I “Liberi e Forti” fu il nome dell’Appello di don Luigi Sturzo del gennaio 1919. L’appello Sturziano fu un momento alto culturalmente e politicamente: un cammino verso gli orizzonti tracciati dalla “Rerum Novarum”di Leone Xlll. Nasceva il Partito Popolare Italiano per assicurare centralità all’Uomo. Una visione, quella di don Luigi Sturzo, di giustizia e di libertà. Il richiamo ai Liberi e Forti fu una felice intuizione che dava speranza.
In questo momento, con due guerre endemiche e disastrose in Europa e in Medioriente e un’altra cinquantina di guerre, guerricciole e scontri armati nel mondo, in Italia si svolge un dibattito surreale sul tema della violenza. Sono tutti candide colombe, come se ciò che accade nel mondo appartenesse ad un’altra genia di essere umani. La violenza incombe, invece, armata e verbale, da tutte le parti. In questa situazione, dove tutto è violenza, il dibattito attuale è privo di senso. In Parlamento, l’asprezza del dibattito è fine a se stesso, ma travalica nel Paese. L’opposizione fa il suo mestiere, ma lo fa male. Non si può obiettare solo con degli slogan. Per contro, la maggioranza replica sugli stessi toni. Uno scontro che prescinde da interessi che dovrebbero essere comuni, quelli nazionali. Abbassare i toni, non offendere, non insinuare, dovrebbe essere una regola ferrea.
La risposta di Trump alle minacce di Xi-Ping ed associati è stata rapida e decisiva. Ha cambiato il nome del Ministero della Difesa in Ministero della Guerra. Il mondo trema dinanzi a una reazione così audace e importante. Poi, ha fatto sapere che il prossimo G7 si terrà in America, a Miami, e vorrebbe invitare Putin e Xi-Ping. Una bella occasione per fotografi e giornalisti. Sarà un grande spettacolo, di quelli che piacciono al Presidente degli Stati Uniti che, in tal modo, si sente grande fra i grandi. Forse piacerà di meno ai suoi presunti alleati, come l’Unione europea, il Giappone, l’Inghilterra, l’Ucraina, il Canada, l’Australia e la Corea del Sud.