Epitaffi di Guerra. Se qualcuno domanda perché siamo morti diteglielo. Perché i nostri padri hanno mentito

 

 

Rudyard Kipling (1865-1936) ha scritto, tra molte opere famosissime, una raccolta  di brevi componimenti intitolata “Epitaffi di guerra”.

Lo scrittore immagina di trovarsi, durante la Prima guerra mondiale, in un cimitero di guerra di soldati inglesi e di leggere l'epitaffio, scritto sulle singole lapidi, che riferisce il motivo della morte di ciascun caduto.

Nel testo qui in esame egli legge quello posto sopra una tomba di un gruppo di caduti sepolti insieme (tomba comune, common form).

Nella prima parte parla uno dei caduti chiedendo: “Perché siamo morti?”. La risposta, riportata nella seconda parte, viene data da un altro dei commilitoni (che ha scoperto la verità) ed è: “Diteglielo. Perché i nostri padri hanno mentito”.

Sappiamo che la poesia riferisce precisamente il pensiero dell'autore il quale, in quella guerra, aveva perso un figlio (battaglia di Loos 1915).

Dobbiamo riconoscere che Kipling, noto per essere il cantore dell'Impero Britannico, ha mostrato con questo componimento un notevole coraggio morale. Quello di confessare apertamente di essere stato tra i “padri mentitori” che hanno causato i milioni di morti della Grande Guerra.

 

Giorgio Pizzol