di Ettore Bonalberti
Gli articoli scritti sul partito della Meloni ( Fratelli d’Italia non è la nuova DC - https://www.ilpopolo.cloud/politica/1050-fratelli-d-italia-non-e-la-nuova-dc.html ) e sull’intervento della leader al meeting di Rimini (https://www.ilpopolo.cloud/politica/1852-la-democrazianistizzazione-di-giorgia-meloni.html hanno suscitato un certo interesse e non sono mancati gli interventi di amici, già democratici cristiani, che hanno votato Meloni e le sono apertamente sostenitori.
Non mancano quelli che si peritano di evidenziare come sia improprio collocare Meloni e i suoi adepti tra i “neofascisti.” Premesso che nei miei articoli ho talora connotato Meloni, La Russa e soci vari, come “afascisti”, ricordando il vecchio concetto proprio dei seguaci dell’Uomo Qualunque, gente che giura sulla Costituzione, ma non riesce a dichiararsi “anti fascisti” coerentemente con il significato di quel giuramento, credo sia bene ricordare genesi e sviluppo del movimento della “destra estrema italiana” ( va bene così?).
Mi scrive, al riguardo, un amico DC trentino:” Il Movimento Sociale Italiano fu creato nel dopoguerra da un gruppo di Repubblichini di Salò che volevano riproporre l’esperienza del Fascismo. AN prima e oggi Fratelli di Italia conservano nel simbolo la fiamma tricolore che si sprigiona dalla bara nera di Mussolini. Il capo dei post fascisti era Giorgio Almirante il cui faccione si staglia orgoglioso in tutte le sedi di Fratelli di Italia, compresa quella di Torino. Giorgio Almirante non era un fascista qualsiasi: era membro del Governo della Repubblica di Salò e, udite udite, Direttore del giornale La Difesa della Razza, la rivista antisemita del Regime. Qualche giorno fa Giuseppe Conte capo dei 5 Stelle chiedeva alla Comunità Ebraica Italiana di dissociarsi dal genocidio operato dagli israeliani in danno dei Palestinesi. L’On. Donzelli capo dell’organizzazione dei Fratelli d’Italia gli dava per questo dell’antisemita. E’ il bue che dà del cornuto all’asino: l’erede dei fascisti che inventarono l’antisemitismo dà dell’antisemita a chi con quella storia non c’entra proprio niente. Ha ragione Vannacci: questo è un mondo al contrario”.
Questa è la storia nuda e cruda della destra estrema italiana dal MSI a Fratelli d’Italia; ciò non toglie che l’evoluzione di quel partito abbia condotto all’attuale formazione politica che, seppur carica di contraddizioni, ha assunto posizioni in politica estera coerenti con quelle tradizionali quanto all’atlantismo, seppur accompagnati da un posizionamento altalenante tra fedeltà alla NATO e agli USA e scelta europeista dell’Italia. Una politica estera caratterizzata dalla bipolarità permanente tra atlantismo della Meloni e Taiani e putinismo dell’altro vicepresidente, Salvini.
Lo sforzo di un riposizionamento al centro della Meloni è evidente e l’ho colto nel mio articolo sul suo intervento al meeting di Rimini. Un riposizionamento largamente caldeggiato dal “miglior fico del bigoncio”, Rotondi, che vede nella Meloni la degna erede della DC, come già fece a suo tempo con Berlusconi. Credo sia tempo di fare chiarezza anche tra tutti noi eredi della grande tradizione storico politico della DC, per impegnarci a ricomporre per quanto possibile la nostra unità, al fine di concorrere alla costruzione del centro nuovo della politica italiana.
L’obiettivo principale è ridare la speranza al Paese e far tornare alle urne quella metà di cittadini da troppo tempo renitenti al voto. Per far questo servirà, innanzi tutto, superare un sistema elettorale schizofrenico che permette a una maggioranza della minoranza degli elettori di gestire tutto il potere, e tornare al sistema elettorale di tipo proporzionale con preferenza e, insieme, proporre un programma di politica economica, finanziaria e sociale in grado di corrispondere agli interessi e ai valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari.
Spezzato quell’equilibrio, che la DC seppe garantire nel lungo tempo della sua egemonia politica, siamo passati dalle ricorrenti crisi della seconda repubblica sino ai giorni nostri. Prima ci ricomponiamo su un progetto fondato sui valori della dottrina sociale cristiana, come anche Papa Leone XIV ha indicato in questi giorni, e sulla fedeltà alla Costituzione, è meglio sarà per il nostro amato Paese.
Ritorno ai valori fondanti costituzionali, rispetto massimo degli articoli 49 sulla democraticità dei partiti e 53, sulla giustizia fiscale, insieme a quelli dell’autonomia, della solidarietà e sussidiarietà; in una parola, alla tradizione politica migliore ereditata dai padri fondatori del cattolicesimo politico democratico, liberale e cristiano sociale. Dopo, solo dopo che ci saremo riorganizzati, potremo democraticamente scegliere le alleanze politiche più coerenti con il nostro programma.
Dividerci prima tra filo meloniani o filo PD, nelle sue diverse ipotetiche configurazioni, sarebbe da stupidi, perché finiremmo con farci solo del male, riducendoci al ruolo di reggicoda ininfluenti della destra o della sinistra. Magari questo potrà soddisfare il “ particulare” di qualcuno, ma non favorirebbe il ritorno in campo della nostra cultura politica che, a mio parere, sarebbe ancora decisiva per il nostro Paese.