IL POPOLO

Editoriali



Come avevamo auspicato nella riunione del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, ribadiamo la nostra convinta adesione alla proposta di rinnovo del mandato al Presidente Mattarella. La convulsa gestione della trattativa per l'elezione presidenziale ha evidenziato la crisi di un sistema basato sulla contrapposizione tra schieramenti di destra e sinistra generati dal sistema elettorale maggioritario e incapaci di costruire una sintesi politica. Le forze politiche con un sussulto di realismo dovranno affrontare con urgenza il tema della modifica del sistema elettorale e a nostro giudizio approvare un meccanismo proporzionale che restituisca nel contempo agli elettori di poter scegliere i propri rappresentanti
Lo spettacolo miserando di queste votazioni presidenziali è sotto gli occhi di tutti e palesa l’incapacità totale dei nostri politici. Lo sapevamo, ma non fino a questo punto. Il Centrodestra vagheggia nomi impossibili, Il Centrosinistra tace e non si esprime. Ognuno gioca la sua partita che, purtroppo, non è quella del Paese che vorrebbe un Presidente adeguato e un governo stabile. Follie. Le varie votazioni si succedono come in una commedia di cattivo gusto: schede bianche, astensioni, nomi improponibili buttati là, sulla scheda, che esprimono solo ignoranza e disprezzo. La morte della politica non fa piacere a nessuno. Lo spettacolo è pietoso, se non indecente, a partire da un Parlamento che, in realtà, non serve a nulla, così come è composto. Nel vuoto, precipitiamo tutti.
In questo 27 gennaio, Giornata della Momoria, aiutati anche dalla programmazione di Radio e TV, tornano alla mente i volti dei bambini ebrei che furono deportati ad Auschwitz e che mai tornarono a casa, i roghi dei libri del '33 e i rastrellamenti nei Ghetti europei. Tutto aiuta a non dimenticare uno dei periodi più bui della Storia e i milioni di vittime e la follia umana. La cosa più importante che dobbiamo imparare oggi è non dimenticare per tramandare a coloro che verranno dopo di noi ciò che è accaduto durante la Seconda Guerra mondiale. Per essere certi che la pagina più buia dell’umanità non abbia a ripetersi.
Sì, sono appena quattro gatti quelli che decidono dell’elezione del Presidente della Repubblica. Non i mille e passa “grandi elettori”, peones di lusso. Solo quattro: Letta, Salvini, Conte e Renzi. La politica è morta, passando da un fallimento a un altro. I partiti sono divisi, le correnti si sprecano. Siamo quasi agli sgoccioli delle votazioni e ancora non è chiaro che cosa voglia la politica da questa esangue Repubblica. O meglio, si capisce a chiare lettere. Vogliono riappropriarsi di ciò che hanno perduto: il potere, l’importanza, la credibilità, la fiducia degli elettori (quelli veri).
Il Popolo, nell’intento di allargare il raggio dell’informazione sulle attività territoriali del partito e rendere più capillare la comunicazione riguardo alle diverse iniziative ed azioni, che pur nella loro specificità non sono mai disgiunte dai comuni obiettivi nazionali, mette a disposizione dei lettori una nuova rubrica denominata “Territori”. Ciascun distretto può avvalersene per rendere più agevolmente conoscibili iniziative ed attività dei diversi organismi territoriali. Tale ulteriore fonte informativa non può che tradursi in pregevole arricchimento, non solo per ciascuna realtà locale, ma anche per la più completa conoscenza della vita del partito.
18 gennaio 1919. Mentre nella reggia di Versailles prendevano avvio i lavori della Conferenza di pace per porre fine alla Grande Guerra che aveva provocato milioni di vittime, a Roma, presso l’albergo Santa Chiara, la Commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano con il segretario politico don Luigi Sturzo diffondeva il suo celebre appello ai «liberi e forti», rivolto a «uomini moralmente liberi e socialmente evoluti» pronti a sostenere un progetto per l’Italia del primo dopoguerra. «A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello ....».
La Democrazia Cristiana partecipa al dolore per la scomparsa prematura di David Sassoli, presidente italiano del Parlamento europeo dal 2019. Nel suo breve mandato ai vertici dell'UE ha dimostrato straordinarie doti di equilibrio e la volontà di far tornare l'Unione europea ai principi dei padri fondatori. Condoglianze vivissime alla sua famiglia, ai suoi amici e colleghi del Parlamento europeo.
Dopo l’avvento di Draghi i partiti politici si sono ridotti a delle ombre. I loro leader sono schiacciati dalla distanza siderale che li separa dall’attuale Presidente del Consiglio. Da un certo punto di vista è un bene. Il prossimo mese di febbraio ci darà delle risposte sconcertanti. Un Parlamento imbelle e lacerato da divisioni e preoccupazioni elettorali, che non corrisponde più all’opinione di coloro che l’hanno eletto, si accinge a nominare un nuovo Presidente che durerà altri sette anni e governerà, in senso lato, su un Parlamento completamente diverso. Questa è una stortura non accettabile.
Il giorno 15 dicembre 2021 alle ore 10,30 presso l’Auditorium di S. Lorenzo in Lucina in Roma - via S. Lorenzo in Lucina n.16/a in seconda convocazione, il Presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, sen. Renzo Gubert ha aperto i lavori del Consiglio Nazionale DC che avvia - di fatto - la fase preparatoria del XX Congresso Nazionale. Dopo alcune parole di saluto, ha invitato il Segretario nazionale del Partito, dott. Renato Grassi a pronunciare la Relazione introduttiva. Questo il testo integrale.
Se davvero i prossimi mesi saranno cruciali per capire il trend economico, nel segno di una più salda stabilizzazione, non vediamo al momento misure efficienti capaci di arginare la tendenziale stasi occupazionale, oltre al fenomeno tutto italiano della scarsa attrazione del lavoro su tanti precettori del reddito di cittadinanza che non richiede alcuna prestazione in cambio. Per questo non possiamo abdicare al dovere di mettere in campo tutte le nostre energie, in difesa dello stato di diritto e della Costituzione, affinché non si esponga il paese a svolte insidiose per la sua tenuta democratica.