IL POPOLO

Chiesa



Doni Fratta (1933-2021), una delle prime compagne di Chiara Lubich, venne mandata nell’est Europa allora governato da regimi comunisti per diffondere l’Ideale. Fece infatti parte del gruppo di medici focolarini che, accogliendo la richiesta della Chiesa, si recò oltrecortina, dapprima nella Repubblica Democratica Tedesca e poi in Polonia, “adoperandosi silenziosamente ed efficacemente – rileva Lucia Abignente, che con lei condivise parte dei suoi anni polacchi - a dar vita alla comunità dei Focolari, di cui seguirà con stupore e gratitudine a Dio il cammino e la crescita”.
Centoquarant’anni or sono, il 18 aprile 1885, mons. Giuseppe Sarto, futuro papa san Pio X, faceva il suo ingresso nella diocesi di Mantova della quale era stato nominato vescovo l’anno precedente e dove avrebbe esercitato il ministero episcopale sino a buona parte del 1894. Il prelato di origine trevigiana il 6 novembre dell’anno precedente era stato consacrato all’episcopato presso la basilica romana di Sant’Apollinare per le mani del cardinale Lucido Maria Parocchi. La diocesi assegnata al Sarto è descritta come la più disastrata dell’Italia del tempo, con una partecipazione alla vita religiosa fortemente decaduta e il verificarsi, in più occasioni, di episodi denotanti un consistente abbandono religioso. Si stagliò a Mantova la figura di un Pastore la cui azione evangelizzatrice rifulse discreta e concreta.
Il 7 settembre prossimo – informa Vatican News - Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati saranno proclamati santi in un evento che segna un importante momento di devozione per le nuove generazioni di fedeli. Ospite dei media vaticani, in occasione del Meeting di Rimini 2025, Marco Giorgio, presidente del Centro culturale Pier Giorgio Frassati, afferma: “Pier Giorgio è un amico da seguire nella strada verso la santità”.
Durante l’Udienza Generale del 20 agosto, Papa Leone ha lanciato un appello alla preghiera e al digiuno in segno di supplica al Signore affinché cessino i conflitti che martorizzano diversi Paesi del mondo e i siano consolati i cuori trafitti dal dolore e dall’orrore della guerra. "Invito tutti i fedeli a vivere la giornata del 22 agosto in digiuno e in preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso".
Il cardinal arcivescvo di Napoli Domenico Battaglia ha rivolto una lettera aperta ai potenti del mondo ed ai fabbricanti di armi. Risale all’8 luglio ed è apparsa sul sito webb dell’arcidiocesi, ma la sua carica dirompente la rende intramontabile. Il Vescovo fa appello a ciò che di umano resta nel cuore dell’uomo dinanzi ad un pianeta che risuona “tamburi di guerra da ogni direzione dell’orizzonte”. “Il Vangelo - scrive - non fa sconti né ammorbidisce la verità: impone di riconoscere l’uomo quando lo si vede, di chiamare male ciò che schiaccia l’uomo”. È un testo che mette a nudo responsabilità e doveri, che inchioda gli indifferenti, che richiama immagini, suoni e odori di bombe gettate sull’umanità innocente, che indica nel Vangelo la strada per ritrovare la pietà umana e per scegliere da che parte stare.
Il venticinquesimo anniversario della dichiarazione "Dominus Iesus", pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede presieduta dall'allora cardinale Joseph Ratzinger (poi Papa Benedetto XVI), riafferma la dottrina cattolica tradizionale che proclama Gesù Cristo come unico Salvatore e la necessità di appartenere alla sua Chiesa. La dichiarazione "Dominus Iesus" (in latino: Il Signore Gesù) è stata pubblicata il 6 agosto 2000 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, con l'approvazione esplicita di Papa Giovanni Paolo II. Reca questo sottotitolo: "Sull'unicità e l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa". Questo documento dottrinale ha cercato di riaffermare l'insegnamento tradizionale cattolico di fronte alle tendenze relativistiche.
Il Giubileo dei giovani, recentemente celebrato, mi fa tornare alla mente il discorso che Pio XII tenne ai giovani del Movimento Avanguardia Cattolica Italiana, desiderosi di ascoltare “una parola di norma e di guida dal Padre della Cristianità”. Era il 4 gennaio del 1948. Nell’occasione papa Pacelli si soffermò sulla realtà vivente della Chiesa, che – disse - “è antica, ma anche eternamente giovane; ha una storia inesauribilmente ricca, ma non si perde nella storia; non è mai soltanto passato, ma sempre e in primo luogo presente”... Nel suo discorso il pontefice spese inoltre meditate parole per la gioventù credente, ossia – precisò - la gioventù che ha alti fini, della cui realtà, potenza e valore essa è intimamente convinta”. Proprio ed esattamente la locuzione “gioventù credente” è stata usata in questi giorni dai giornali trentini per ricordare la figura di Giuseppe “Pino” Perini, recentemente scomparso.
Il suo doppio cognome creava qualche confusione nel catalogo bibliografico trentino, confusione che abbiamo contribuito a dissipare. A 70 anni dalla morte di Teilhard de Chardin (1881-1955), dunque, Luciano Benoni Mazzoni – questo il nome dello studioso - lo presenta come un originale apostolo e un profeta del XX secolo. Ne evidenzia quindi – in “Sacerdote del mondo e mistico della materia” - la sua speciale attrazione proprio per la materia, “quella che più tardi – dirà Teilhard – ho chiamato la Santa Materia”, e segnala in particolare un suo scritto – Histoires comme Benson, del 1916 – che lo stesso Teilhard accosta allo spirito apocalittico dello scrittore cattolico Hugues Benson.
La devozione mariana – afferma Ettore Gotti Tedeschi, già presidente dell’Istituto per le opere di religione – in questo momento è una riabilitazione formidabile della Madre di Cristo, declassata fino a poco tempo fa come discepola”. Ecco, appunto, i segni mariani, i segni della presenza di Maria nel Riminese. Una devozione avviata dai Francescani, la “legenda” di Covignano relativa alla Madonna delle Grazie, le immagini di Maria nelle chiese, nelle cappelle rurali, nelle case, lungo le strade. La Madonna dall’acqua, venerata in cattedrale, e quella della Scala.
Giusto cent’ anni fa il S. Uffizio emanava il decreto con cui Buonaiuti, compagno di studi di Roncalli all’Apollinare, figura di spicco nel modernismo condannato da san Pio X, “veniva dichiarato decaduto con la privazione anche dell’abito ecclesiastico, da tutti i privilegi, anche esteriori del sacerdozio”. Il documento era pubblicato dalla rivista Fede e Ragione con commento del direttore don Paolo de Töth, che ricordava la ostinata ribellione alla Chiesa del Buonaiuti. Qualche tempo fa li presidente dei vescovi italiani, card. Matteo Maria Zuppi, ha celebrato una messa in ricordo di Ernesto Buonaiuti, sacerdote romano, convinto antifascista, scomunicato (e mai riabilitato) per aver voluto rivisitare i primi anni del cristianesimo (e i dogmi) alla luce della ricerca storica.